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Arrestato in Brasile Diego Dzodan, numero due di Facebook

Arrestato in Brasile Diego Dzodan, numero due di Facebook

Nel giorno stesso in qui un giudice di New York autorizza Apple a non collaborare con le indagini sulla strage di San Bernardino, un'analoga vicenda, relativa alla richiesta di sblocco di alcuni codici WhatsApp e Facebook durante un'indagine sul narcotraffico, trova un esito completamente opposto in Brasile, paese dove le autorità non hanno dubbi in merito alla scelta tra privacy e sicurezza nazionale.

In numero due di Facebook e responsabile del social network per l'America Latina, Diego Dzodan, è stato infatti arrestato dalla polizia brasiliana per essersi rifiutato di collaborare con gli inquirenti nel corso di un'indagine relativa ad un maxitraffico di droga avvenuto nello stato di Sergipe; indagine in cui la decriptazione dei “segreti” contenuti sulle applicazioni Facebook e WhatsApp sono state giudicate come fondamentali dalle autorità locali.

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Dopo aver arrestato un narcotrafficante, un tribunale locale ha cioè imposto ai responsabili di Facebook di fornire codici e materiale necessari allo sblocco del telefono e nel momento stesso in cui Dzodan ha fornito il suo solenne rifiuto, motivato in base al consueto mantra circa l'importanza della privacy, le autorità hanno provveduto ad arrestare il numero due di Facebook, ritenendolo indirettamente complice dei narcotrafficanti.

Subito dopo l'arresto, Facebook e WhatsApp si sono difese dalle accuse, sostenendo la teoria che prevede la mancata collaborazione con la polizia locale dovuta al fatto che le informazioni richieste non si trovano in realtà in possesso delle due società e che nessun responsabile può legittimamente possedere i dati sensibili dell'utente.

Comunque si concluda la vicenda, il messaggio che giunge dal Brasile è piuttosto chiaro e i colossi hi-tech sono ora pienamente consapevoli del fatto che il rifiuto ad obbedire ad un'ingiunzione di un tribunale non comporta ad ogni latitudine tutta quella clemenza offerta dal governo degli Stati Uniti nei confronti di Apple.

 

Cinese di Maputo

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