Addio ad Andy Grove, fondatore di Intel
Se l'umanità è riuscita a passare, nel corso del secolo passato, dall'era della plastica a quella del silicone, lo deve al genio visionario di coloro che concepirono in anticipo sui tempi le potenzialità del nascente settore informatico e che abbandonarono con bagaglio al seguito la tera natale per dare vita alla rivoluzione industriale concepita nel cuore della Silicon Valley.
Un posto di spicco nel pantheon della modernità è stato senza dubbio occupato da Andy Grove, nato a Budapest da una famiglia ebrea con il nome di András István Gróf e divenuto, nel corso del secondo dopoguerra, l'artefice principale della crescita della Silicon Valley grazie alla fondazione di Intel.

Trasferitosi in California nel corso del 1957, dove avrebbe assunto lo pseudonimo anglofono di Andrew S. Grove, Andy scommise con largo anticipo sulle potenzialità dei microchip e sul processo di miniaturizzazione delle componenti informatiche, fino a dare il “la” alla nascita di quel colosso hi-tech del quale avrebbe assunto in seguito i ruoli di presidente, amministratore delegato e presidente del consiglio di amministrazione fino alla sua uscita di scena definitiva avvenuta nel 2005.
Esattamente come accaduto per Steve Jobs e altri guru dell'informatica, Andy Grove ha rappresentato per decenni l'icona del mito del progresso a Stelle e Strisce e del self made man in grado di attraversare oceani, studiare in autonomia e svolgere professioni umili pur di vedere coronato il suo sogno e di dare vita ai suoi ambiziosi progetti all'interno della “terra delle opportunità”.
Spentosi per cause ancora misteriose nel corso della notte scorsa (probabilmente legate al morbo di parkinson che lo affliggeva), Andy Grove è stato rapidamente circondato dal cordoglio e dall'affetto dei suoi numerosi epigoni, giunti a rendere omaggio a colui che seppe scommettere sull'avvento di un'era in silicone quando l'umanità pareva votata alla plastica e alla genesi di componenti elettroniche tutt'altro che miniaturizzate.





