Vettel :”Alla Ferrari su consiglio di Schumacher”
Sul fatto che correre per la Scuderia Ferrari rappresenti la massima ambizione per ogni pilota che si affaccia al mondo della Formula 1, nessuno sano di mente può nutrire seri dubbi; non tanto perché il Cavallino rappresenta il team più vincente nella storia di questo sport, quanto perché a Maranello si è costruita nel corso degli anni una storia in grado di coincidere e sovrapporsi in pieno con gli stessi ideali di velocità e passione che hanno ispirato la nascita dei motori.
Qualche dubbio sorge invece ogni volta in cui un pilota si presenta ad un cambio di casacca stagionale tessendo le lodi della sua nuova scuderia e affermando di essere finalmente riuscito a coronare un sogno che nutriva fin dalla sua tenera infanzia, a prescindere dall'effettivo colore della casacca in questione e dalla reale natura delle passate ambizioni.

Dopo Fernando Alonso, il cui sogno in Rosso ha assunto le tinte di un incubo al punto di spingere l'Asturiano tra le braccia di Ron Dennis, ora è il turno di Vettel, prodigo di elogi al Cavallino e giunto a dichiarare apertamente come il solo fatto di poter finalmente indossare una tuta rossa rappresenta una sorta di apice delle sue ambizioni e come fu proprio l'amatissimo Schumacher a consigliargli in passato l'approdo alla Ferrari.
Il tedesco, quattro volte iridiato, ha rivelato di essere rimasto folgorato dalla Ferrari già all'età di 13 anni, quando giunse in visita nei box della Rossa e trovò un ambiente professionale, ma familiare, all'interno del quale gli sarebbe piaciuto poter un giorno lavorare, ricalcando così le orme del grande Schumy, suo amico e mentore in quel di Kerpen.
Premesso che, a differenza di Schumacher (che approdò alla Ferrari mentre si trovava all'apice della propria carriera ed si trovava ad essere due volte campione del mondo in carica) Vettel giunge a Maranello solo dopo la sua prima annata veramente disastrosa; anche volendo credere alla buona fede del tedesco, resterebbe comunque da chiedersi che fine avesse fatto quel sogno infantile quando la sua Red Bull dava un secondo al giro alla concorrenza e Sebastian evitava accuratamente di passare dalle parti di Maranello e se proprio doveva farlo, alzava i finestrini e tirava dritto.
Senza voler concedere troppo spazio ad uno scetticismo tipico di chi si è trovato “scottato” troppe volte nel corso degli ultimi anni e di chi ha udito troppe dichiarazioni solenni senza un'effettiva corrispondenza con i fatti, non resta che augurarci che i sogni di Vettel arrivino presto a corrispondere con quelli dei vari tifosi Ferrari sparsi per il mondo e che il pilota tedesco riesca a comprendere a fondo la sacralità di un marchio in grado di resistere al passare del tempo, ai sogni infranti di numerose illustri comparse e persino allo strapotere di vetture che davano un secondo al giro a tutti.



