Trionfo Hamilton e disastro Ferrari a Sochi. Le pagelle
Voto 0: Scuderia Ferrari. L'era della doppia “M” Marchionne-Mattiacci parte sotto il segno delle sette piaghe d'Egitto; alle (un tempo inconsuete quanto nevicate del deserto) rotture della monoposto di Maranello, segue il castigo divino dell'errore al box; incidente lungo il tormentato percorso 2014 o dispetto voluto all'Iberico in fuga verso la Terra Promessa?
Voto 1: Kimi Raikkonen. Se avete dei figli in età pre-scolare provate a raccontare loro la favola del Finlandese iridato in Rosso davanti alla coppia Hamilton-Alonso, sarà un ottimo diversivo a Cenerentola e alla storiella della Fatina buona dei denti; altrettanto affascinante e altrettanto incredibile.

Voto 2: Red Bull Racing. Insufficienza piena non tanto all'anonima gara collettiva di Sochi, quanto alla decisione di rimpiazzare Vettel con Kvyatt e di continuare ad ignorare le prestazioni di Vergne, ben più meritevole del prestigioso sedile e destinato, con Hulkenberg, ad una vita da eterno incompreso.
Voto 3: Sebastian Vettel. Come Jorge Lorenzo, il pilota tedesco ha manifestato per tutta la stagione una scarsa voglia di correre che lo ha portato a conseguire risultati ben al di sotto delle sue potenzialità. A differenza del motociclista spagnolo, non è ancora giunto, per il quattro volte irididato, quel sussulto in grado di dare un barlume di dignità alla sua annata.
Voto 4: Nico Hulkenberg. Tanta è la nostra stima personale per un pilota in grado di portare oltre al limite tutte le monoposto su cui ha gareggiato, quanto il dolore nel dovergli dare una solenne bocciatura ogniqualvolta arriva dietro all'inconsistente Segio Perez. Gara decisamente sottotono e priva di acuti.
Voto 5: Felipe Massa. Il potenziale della Williams a Sochi è talmente elevato che la mancata rimonta di Felipe dalle retrovie è quasi un delitto e la permanenza fuori dalla zona punti conferma l'inconsistenza di un pilota che pare perdere, gran premio dopo gran premio, tutto lo smalto residuo e tutti gli alibi rimasti.
Voto 6: Nico Rosberg. Media aritmetica tra il due della partenza dove prende due (appunto) errori senza una fava, nella vana speranza di bruciare Hamilton e l'incredibile rimonta finale agevolata da un asfalto meno abrasivo di uno strato di margarina in padella.
Voto 7: Jenson Button. Fatta eccezione per la lunga convivenza con Hamilton, l'Iinglese si divora ogni anno i compagni di squadra e ridimensiona le alte speranze dei suoi giovani avversari nel box; dopo Perez anche Magnussen torna a casa piccolo piccolo al cospetto di un pilota sicuramente non spettacolare, ma intelligente ed efficace anche dopo la trentina.
Voto 8: Valtteri Bottas. Per una decina di tornate gira (quasi) sui tempi di Hamilton e tiene i telespettatori svegli dalla probabile pennichella domenicale, poi cede di fronte alle Frecce d'Argento, ma conquista comunque l'ennesimo podio di una stagione da incorniciare.
Voto 9: Lewis Hamilton. Fa gara a sé grazie al buon Nico, vince la nona gara stagionale e la 31esima in carriera, diventando così il pilota britannico più vincente della storia, al pari di Mansell. Solo i dissennati vertici della Formula 1 e la loro volontà di raddoppiare il punteggio della gara finale possono tenere aperto un mondiale già scritto da tempo.
Voto 10: Hermann Tilke. Generalmente dietro la lavagna con tanto di orecchie d'asino, l'architetto austriaco inventa una pista che, oltre ad essere esteticamente ineccepibile, potrebbe risultare persino divertente se ci fosse qualcuno disposto a darsi battaglia. Curioso il dato relativo all'asfalto che impedisce il consumo delle gomme: secondo fonti vicine al Cremlino, Rosberg sta tutt'ora girando a Sochi sulle stesse comperture Prime, confuso per un attimo con i numerosi osservatori Osce che affollano la Russia in questo periodo.


