Vettel conquista il Gran Premio d'Ungheria. Le pagelle
Voto 0: I commissari di gara. Mostrano il rigore degno di un ministro delle finanze tedesco per tutta la gara, comminando sanzioni con la stessa benevolenza con cui si distribuiscono cioccolatini a Natale. Poi decidono di girarsi dall'altra parte quando Rosberg e Ricciardo collidono, come un arbitro che si è reso conto di aver espulso troppa gente e che la partita deve finire, in un modo o nell'altro.
Voto 1: Pastor Maldonado. Complice anche l'inflessibilità dei giudici di pista, il Venezuelano colleziona una quantità di ammonizioni, sanzioni e Drive Through degna del guinness dei primati. Gli altri piloti ormai lo guardano con lo stesso timore con cui un treno carico di lingotti d'oro guarderebbe l'arrivo della banda di Jesse James.

Voto 2: Force India. Week end ungherese da dimenticare, iniziato con la spaventosa piroetta di Perez e conclusosi con la dissoluzione della vettura di Hulkenberg; meglio raccogliere i numerosi cocci lasciati sul traccaito e ripartire da zero col progetto.
Voto 3: Lewis Hamilton. Dopo la strabiliante pole del sabato, il Campione del Mondo incappa in una sorta di black out che gli toglie corrente ed ossigeno al cervello per tutta la gara. Se nemmeno lui riesce a spiegarsi l'accaduto, figuriamoci noi.
Voto 4: Nico Rosberg. Con il compagno-rivale fuori dai giochi e una vettura insolitamente lenta, la prudenza gli avrebbe imposto di racimolare punti e cercare di salire sul podio. Ricciardo era più veloce di lui e tentare di resistere equivaleva ad un suicidio programmato.
Voto 5: Daniel Ricciardo. Getta alle ortiche una piccola opera d'arte costruita giro dopo giro: grazie alle coperture soft poteva prendersi il lusso di vincere il Gran Premio, ma si lascia acciecare dai bagliori della Freccia d' Argento di Nico e si deve accontentare di un terzo gradino sul podio insoltiamente stretto.
Voto 6: Team McLaren. Due piloti a punti è un evento tanto raro che una nevicata avrebbe suscitato minor clamore: le vetture paiono in crescita e gli errori altrui completano il piccolo capolavoro di Woking.
Voto 7: Kimi Raikkonen. Totalmente incolpevole, il Finlandese vede sfumare il podio per via delle solite noie meccaniche, divenute ormai tanto noiose da assomigliare ad una telenovela messicana senza sottotitoli.
Voto 8: Daniil Kvjat. Più lento del compagno di squadra per tutta la gara, il pilota russo gioca a fare l'avvoltoio, aspettando che quelli davanti a lui si eliminino progressivamente. La sanzione finale gli toglie il piacere di tentare un improbabile attacco finale a Vettel e di gettarsi con il coltello e le gomme soft tra i denti a caccia del successo.
Voto 9: Sebastian Vettel. Partenza da antologia e dominio incontrastato per tutta la gara. Alla ripresa, dopo la Safety Car, Rosberg gli copre involontariamente le spalle dall'arrembante Ricciardo e salva la sua (meritatissima) vittoria da un nuovo duello con quel pilota italo-asutraliano che continua a manifestarsi nei suoi incubi ricorrenti ogni volta che Seb chiude gli occhi per cercare un po' di (meritato) riposo.
Voto 10: Jules Bianchi. Presenza costante nei pensieri e nei ricordi di scuderie e piloti per tutta la gara. L'Hungaroring regala alla sua memoria uno dei gran premi più belli degli ultimi anni. Ciao Jules!




