Da quando un linguaggio vagamente giovanile si è appropriato della sfera politica secondo modalità più simili ad una possessione diabolica che ad un reale ringiovanimento generale, le varie manovre economiche governative hanno cominciato ad assumere nominativi piuttosto ridicoli (Lacrime e sangue, CrescItalia, rialzati Italia), ai quali tuttavia non corrispondono affatto gli esiti annunciati dagli intenti.
Oltre a rimanere in ginocchio da un punto di vista economico, pare per altro, che anche da un punto di vista strettamente fisico l'Italia non abbia intenzione alcuna di crescere, rialzarsi e produrre lacrime e sangue; dal momento che una recente inchiesta condotta dalla federazione Medico Sportiva Italiana (Fmsi) ci ha impietosamente annoverato tra le venti nazioni più pigre del Pianeta.

L'indice di inattività nel nostro Pese è infatti risultato essere pari ad un desolante 54,7%, il che si traduce in una sostanziale inerzia totale per oltre un Italiano su due e in un enorme distacco dalla soglia media europea, fissata ad un più incoraggiante 31%.
Oltre che spropositato rispetto al numero di strutture presenti nel nostro Paese e alla lunga tradizione sportiva italiana, il numero dei sedentari è risultato essere persino in aumento rispetto all'anno solare 2013, quando il livello di inerzia si era arrestato al 42%, pari a circa 24 milioni di cittadini affetti da pigrizia cronica.
Contrariamente a quanto si potrebbe supporre, la fascia di età dove si nasconde lo zoccolo duro della pigrizia italiana è rappresentata dai cittadini compresi tra i 30 e i 50 anni che (erroneamente) si ritengono troppo vecchi per praticare ancora attività sportive con intenti ludici, ma non abbastanza vecchi per riprendere il sano esercizio fisico in funzione del benessere corporeo.
Il dato è reso ancora più allarmante dal fatto che il nostro Paese è stato superato nella particolare classifica anche da nazioni che non spiccano affatto per la loro cultura sportiva, (come Malta, Cipro e la Serbia) e da molti altri paesi a livello mondiale per i quali l'attività sportiva rappresenta un lusso riservato a pochi eletti, a fronte di una situazione economica ancor più disastrata della nostra.
Attraverso il Congresso Nazionale della Federazione Italiana Medico Sportiva in corso di svolgimento a Catania, gli enti preposti alla tutela del patrimonio motorio, intendono per tanto lanciare un messaggio finalizzato alla sensibilizzazione collettiva sui benefici derivanti da una costante attività fisica e contare sull'appoggio del Ministero della Salute per mettere in atto un piano di rilancio a livello nazionale.
Dubitando profondamente che il ministro Lorenzin (non ce ne voglia) possa rivelarsi lungimirante in materia, un possibile recupero della condizione fisica collettiva perduta può avvenire solo tramite iniziative di carattere strettamente personali e attraverso la continua illustrazione delle numerose funzioni svolte dall'attività fisica in chiave di benessere e salute psico-fisica.
Al momento non ci resta che accogliere con un velo di tristezza la notizia relativa all'avvenuto declassamento sportivo, magari augurandoci che i vari Lacrime e Sangue, CrescItalia e Rialzati Italia si trasfromino presto in un incentivo alla ripresa del tono muscolare perduto, non potendo ormai più confidare in miracoli economici in grado di andare oltre i giovanili proclami annunciati.









