Forse perché ispirate dell'antico monito in base al quale si ritiene che la donna sia destinata a partorire con dolore, forse a causa di una scarsa qualità dell'informazione presente in Italia; il numero delle partorienti che ricorre alle tecniche di partoanalgesia nel nostro Paese si aggira intorno al 10% su scala nazionale, cifra infinitamente inferiore alle alte percentuali fatte registrare nel resto d'Europa e artefatta dalla presenza di picchi statistici localizzati in base alla collocazione geografica del fenomeno, che trovano nella città di Bergamo (circa il 35%) il loro epicentro di diffusione.
Contrariamente a quanto ritengono numerose leggende metropolitane dai toni vagamente oscurantisti, l'analgesia di tipo epidurale (o peridurale) è una tecnica completamente sicura e quasi priva di rischi (limitati alla possibile insorgenza di forti emicranie in un caso su 200) che consente una riduzione significativa del dolore legato al travaglio, senza tuttavia addormentare completamente la zona anatomica femminile coinvolta, onde impedire alle gestanti di fornire la “spinta” necessaria al parto, in corrispondenza con le naturali contrazioni.

Con l'intento di diffondere su larga la pratica dell'epidurale, le aziende ospedaliere di Bologna hanno deciso di consentire a tutte le aspiranti neomamme di poter ricorrere ala partoanalgesia, in modo completamente gratuito, in tutti e tre ospedali del capoluogo romagnolo (Maggiore, Sant'Orsola e Bentivoglio) indipendentemente dall'età delle gestanti o della presenza di patologie pregresse.
La legislazione sanitaria vigente in Emilia Romagna prevedeva infatti per la città di Bologna la gratuità del servizio solo per le donne di età inferiore ai 26 o superiore ai 38 anni con elevati livello di rischio, escludendo così la percentuale di partorienti più elevata e costringendo la maggioranza delle gestanti a dover pagare di tasca propria l'anestesia.
Sempre a Bologna, sarà possibile inoltre assistere a seminari esaustivi sulle moderne tecniche di partoanalgesia che consentiranno alle gestanti (a partire dalla 30esima settimana di gravidanza) di chiarire i propri dubbi alla presenza di anestesisti e medici in grado di illustrare nel dettaglio le modalità di somministrazione del farmaco, le tempistiche in cui è possibile intervenire con l'anestesia e i possibili fattori di rischio che rendono l'intervento sconsigliato.
Grazie alla decisione della locale Usl, Bologna si allinea dunque alle eccellenze italiane in materia di epidurale e aggiunge un nuovo tassello ad un quadro d'insieme volto a sconfiggere i dolori del parto facendo leva sulle più moderne tecniche in ambito farmacologico e sulla volontà di lenire una parte di quelle problematiche che risulterebbero, in realtà, tranquillamente evitabili.
Precisando il fatto che per poter accedere all'epidurale è necessario fornire un consenso informato scritto con un certo anticipo sulla presunta data di termine (la possibilità di invocare l'anestesia in sala parto non è ancora prevista!) e sottoporsi ad accertamenti medici non previsti dalle normale visite previste durante il periodo di gestazione, consigliamo a tutte le future mamme di assistere agli incontri tematici offerti dalle strutture ospedaliere di riferimento per avere una panoramica a 360 gradi del servizio e poter prendere così una decisione consapevole (qualunque essa sia) che esuli dagli antichi moniti di natura biblica o da quelle spiacevoli leggende metropolitane che narrano la storia di persone sconvolte dall'anestesia pre-parto e di bambini turbati dal fenomeno a loro insaputa.











