Fare troppo esercizio fisico può nuocere quanto la sedentarietà In evidenza
Il problema principale della medicina moderna consiste nel fatto che i ricercatori dislocati agli angoli del globo terrestre ci hanno proposto per decenni una lunga lista di attività, alimenti e comportamenti reputati come ideali alla preservazione del nostro stato di salute, omettendo tuttavia di specificare tempistiche e posologia e lasciandoci in totale balia della nostra capricciosa discrezionalità.
Accade così che dopo aver celebrato per lungo tempo tutte le virtù connesse con l'esercizio fisico e tutti problemi derivanti dal condurre una vita troppo sedentaria, un'equipe di specialisti facente capo al Frederiksberg hospital di Copenhagen arrivi a sostenere che un'attività fisica troppo intensa possiede un potenziale letale paragonabile a quello del dolce far nulla.

I medici danesi hanno condotto infatti un lungo studio, durato 12 anni e incentrato su un campione statistico pari 5048 persone, nel corso del quale hanno cercato di istituire una correlazione tra tipologia e quantità di attività fisica praticata e la presenza di complicazioni patologiche a livello cardio-vascolare.
Dopo aver diviso i partecipanti al test in base alla loro attitudine fare jogging o corsa intensa, i medici hanno potuto osservare come i benefici per l'apparto cardio-vascolare si collocassero in una fascia intermedia di frequenza, mentre entrambi gli opposti estremi risultassero dannosi per il cuore fossero forieri di un'aspettativa di vita inferiore.
In sostanza, sulla base dello studio condotto è emerso che praticare attività fisica di tipo aerobico per un lasso di tempo stimato in una quantità complessiva pari a circa 2,4 ore settimanali (possibilmente divise in tre sessioni distinte) risulta funzionale all'innalzamento dell'aspettativa di vita, mentre collocare il tempo dedicato all'esercizio al di sopra o al di sotto di questa soglia, risulta essere egualmente nocivo per via di un affaticamento cardiaco prolungato in grado di inficiare i vantaggi derivanti dalla mancanza di sedentarietà.
In caso lo studio di Copenhagen dovesse trovare ulteriori conferme, la ricerca si tradurrebbe in un invito alla moderazione; quella stessa caratteristica ignota a tutti i ricercatori che per decenni hanno sciorinato le virtù di determinante attività senza indicarne i naturali limiti.


