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Xylella, infuria la polemica internazionale sugli ulivi

09 Apr 2015
Xylella, infuria la polemica internazionale sugli ulivi

Uno degli aspetti positivi legati all'avvento di un mondo globalizzato, che ha abolito la distanza tra grandi centri e periferie, è rappresentato dal fatto che anche i piccoli casi locali possono passare all'attenzione delle cronache planetarie, in virtù della loro capacità di porsi come simboli di un intero sistema di pensiero.

Un po' come se gli ulivi di Lecce, recentemente colpiti da Xylella fastidiosa e dai moniti di Bruxelles, fossero in grado di superare la loro naturale collocazione geografica e di mettere radici ad ogni latitudine, il caso sta rapidamente assumendo i contorni di un piccolo scontro diplomatico internazionale e la sopravvivenza degli ulivi malati è ormai diventata una battaglia comune non solo agli agricoltori leccesi ma a milioni di cittadini infastiditi dalla possibilità di vedere sradicati alberi secolari.

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Dopo l'intervento di ieri del procuratore di Lecce che ha parlato di scarse evidenze scientifiche a riguardo e di un diktat comunitario elaborato su stime insufficienti, oggi è il turno del Ministro dell'agricoltura Maurizio Martina prendere la parola contro il blocco delle importazioni dei prodotti agricoli salentini disposto dalla Francia per prevenire un eventuale contagio di Xyellla.

Il ministro ha contestato l'unilateralità della decisione presa dal suo corrispettivo transalpino e chiesto di rivedere il provvedimento in sede comunitaria per impedire che una scelta dettata dalla semplice paura possa mettere in ginocchio una regione già alle prese con al fastidiosa malattia agricole e con la necessità di dover sradicare intere piantagioni di ulivi, dalla cui sopravvivenza dipende buona parte dell'economia locale.

Anche la Coldiretti ha preso posizione contro la Francia e contro il blocco delle importazioni agricole, invitando l'Unione Europea, tanto sollecita nel prendere posizioni sulla malattia, ad intervenire prima che ogni stato membro si arroghi il diritto di proporre particolari embarghi, anche in assenza di reali pericoli e di reali necessità.

In tutto questo marasma burocratico, risulta ancora poco chiaro al comune cittadino se gli ulivi salentini siano effettivamente da abbattere sulla base di una comprovata e certificata emergenza medica oppure se le decisioni del caso siano state prese in fretta e furia, senza le doverose evidenze citate dal procuratore di Lecce, giusto per risolvere la questione e in fretta per passare ad altro prima che il caso diventasse endemico.

Ricordando che le direttive europee in materia agricola prevedono in realtà misure alternative allo sradicamento, auspichiamo una rapida fine di tutte quelle misure ispirate da “reazioni di pancia” e paure ataviche, in grado di danneggiare quelle infinite periferie costrette ad aggrapparsi alle logiche di un mondo globalizzato per sopravvivere.

 

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