Xylella, quando gli ulivi si trasformano in un caso diplomatico
I casi legati alle malattie infettive sono un po' come le ciliegie, una volta che l'attenzione si posa su un singolo episodio, pare che il trambusto mediatico inneschi una gigantesca catena in cui il proverbiale “l'uno tira l'altro” è destinato rapidamente a sfociare in una sorta di pandemia su scala globale.
Ignota al grande pubblico fino a pochi mesi fa, la Xylella Fastidiosa, patologia infettiva che colpisce ulivi e agrumeti, sta rapidamente diventando fonte di tensioni internazionali tra il nostro Paese e l'Unione Europea, in virtù di nuovi casi (spesso molto presunti) che paiono moltiplicarsi a seguito della scoperta della fatidica piantagione infetta del Salento.

Mentre prosegue il braccio di ferro sulle sorti dei numerosi ulivi leccesi, la Commissione Europea ha infatti notificato di aver ricevuto la segnalazione di un caso, isolato e asintomatico, relativo ad una pianta ligure e di aver per tanto disposto ulteriori accertamenti, finalizzati alla potenziale estirpazione, qualora ve ne fosse bisogno, delle piante coinvolte.
La segnalazione, partita dalla Regione Liguria e proseguita mediante il diretto intervento del Ministero dell'Agricoltura, ha prodotto l'effetto di mettere l'ulivo in quarantena e di inviare tracce del suo Dna in quel di Bari, dove un gruppo di ricercatori del Cnr è intento a vagliare se la pianta si trovi effettivamente ad aver contratto la Xyella, oppure se è stata la psicosi collettiva a prendere il sopravvento nella vicenda.
Logicamente, gli agricoltori liguri temono per i loro preziosi alberi una sorte analoga a quella degli ulivi del Salento e stanno cercando in goni modo di arginare le ingerenze comunitarie nelle loro faccende, dal momento che non parrebbe esistere un reale pericolo di infezione in grado di inficiare gli abbondanti raccolti locali.
In tutto questo, stanno volando scambi di accuse reciproche tra Italia e Unione Europea, con i nostri delegati che accusano i paesi membri di terrorismo mediatico e di aver montato ad arte un caso per danneggiare le esportazioni italiane e con l'UE che invece sospetta che il nostro Paese voglia nascondere ad arte ulteriori evidenze, nonostante la segnalazione ligure sia partita proprio dall'Italia.
Come finirà la vicenda, che si sta trasformando in un autentico tormentone primaverile, è ancora presto per saperlo, l'unica cosa certa è che una volta scoperchiato il proverbiale vaso di Pandora non si sa mai cosa potrebbe fuoriuscirne e quanti altri casi (veri o presunti) potrebbero verificarsi; purché nessuno si azzardi a toccare almeno i ciliegi.





