Ideato un farmaco che rallenta la progressione dell'Alzheimer
Purtroppo, allo stato attuale della ricerca medica, le principali patologie neurodegenerative seguono un corso di progressione che ricorda molto da vicino quello messo in atto da un valanga sulla vetta di una cima innevata, di modo che, una volta iniziato il declino cognitivo prodotto dalla malattia non vi è nessuna reale speranza di poter invertire il processo e di ripristinare la situazione d'origine.
In attesa che cause e concause che originano il morbo di Alzheimer vengano definitivamente chiarite, l'unica strada percorribile è rappresentata dalla ricerca di specifiche molecole in grado di rallentare la progressione della patologia e di impedire così che la perdita di memoria e delle altre facoltà cognitive connesse assuma la proporzione di un catastrofe in tempi rapidissimi.

In questo ambito di ricerca si colloca la nuova scoperta effettuata dai laboratori della casa farmaceutica Eli Lilly, ideatori di un medicinale che pare realmente in grado di rallentare il morbo di Alzheimer in modo piuttosto significativo, a patto però che si riesca a cogliere la patologia durante il corso delle sue fasi iniziali.
Il moderno ritrovato, denominato Solanezumab, è stato infatti testato con successo nell'ambito di un ampio test clinico condotto su un gruppo di pazienti affetti da morbo di Alzheimer, rivelando la capacità di rallentare il normale corso della malattia con punte di incidenza massima stimate intorno al 34%, andando così a frenare il declino cognitivo dopo sole 28 settimane complessive di trattamento.
La capacità da parte del Solanezumab di rallentare la malattia risiede nella sua facoltà di ostacolare il corso di quelle particolari proteine, innescate dalla morbo, che si traducono in un rapido declino mnemonico e cognitivo per via di un'azione prodotta sul cervello umano che comporta la continua distruzione dei neuroni localizzati nelle aree cerebrali di riferimento.
Condizione sine qua non per la buona riuscita del trattamento resta tuttavia quella diagnosi precoce che da sola può impedire alla malattia di progredire troppo rapidamente e che consente di arginare la valanga neurodegenerativa prima che l'inverno sia definitivamente calato sulla nostra memoria.




