Aria condizionata: le ragioni della guerra dei sessi in ufficio
Nell'immaginario collettivo maschile, le donne si trovano a possedere caratteristiche fisiche e attitudinali decisamente bizzarre secondo le quali il Gentil Sesso si troverebbe sempre a soffrire di emicrania proprio sul più bello, dimenticherebbe chiavi e borsellino nei posti più impensabili e soffrirebbe il freddo persino quando la temperatura esterna sfiora i 90 gradi ad angolo retto e l'uso del condizionatore potrebbe risparmiare il pavimento di fronte al possibile travaso di ettolitri di sudore.
Se le prime due caratteristiche risultano essere palesemente inventate, il versante relativo alla differente termoregolazione del corpo femminile e maschile sta rapidamente uscendo dal regno dei luoghi comuni e trovando quelle conferme scientifiche necessarie a rendere conto di uno dei più grandi misteri dell'universo, offrendo così una risposta a chi si interroga sul perché le donne rifuggano l'aria condizionata con la stessa veemenza con cui un vampiro sfugge di fronte ad un crocifisso.

Secondo un calcolo elaborato da due scienziati olandesi pare infatti che sussista una differenza di 4 gradi centigradi tra l'ideale di confort maschile e quello femminile e che, per tanto, i condizionatori da ufficio tanto cari ai maschietti si trovino effettivamente a creare disagio nelle donne, più propense ad acclimatarsi a temperature più alte per ragioni fisiche e legate ad un abbigliamento che consente una maggiore ventilazione dei tessuti.
Secondo i ricercatori in questione, gli impianti di condizionamento riservati agli uffici sono stati infatti concepiti durante gli anni'60, quando la presenza femminile si trovava ad essere ancora piuttosto sparuta, per soddisfare le esigenze di refrigerazione di un universo declinato al maschile che ha, per tanto, fissato parametri a proprio uso e consumo senza poter prevedere l'avvento del Gentil Sesso in ufficio.
Tradotto in parole povere, le infinite diatribe tra sessi sulla necessità di accendere l'aria condizionata in ufficio d'estate trovano la loro radice nel fatto che i sistemi di condizionamento sono stati ideati e concepiti in un'epoca storica in cui di donne in ufficio non vi era traccia e che per tanto risultino effettivamente fastidiosi agli occhi di coloro che, per loro stessa natura, soffrirebbero meno il caldo anche in presenza di temperature più alte.
Secondo l'opinione di Boris Kingam, co-autore dello studio olandese pubblicato su Nature Climate Change, si potrebbe ovviare al problema mediante la costruzione di edifici in grado di ottimizzare la dispersione energetica e di consentire così un maggiore comfort termico per entrambi i sessi, separati da esigenze metaboliche che imporrebbero il raggiungimento di un punto di incontro, reso possibile proprio a partire da strutture differenti da quelle attuali.
In attesa che l'edilizia mondiale si converta di fronte alla nuova scoperta, pare comunque che l'immaginario collettivo maschile abbia trovato una particolare conferma alle proprie convinzioni e che, da ora in poi, dedicherà il suo tempo ad interrogarsi sul perché le donne abbiano sempre mal di testa e perdano gli oggetti con estrema frequenza, pur in assenza di una risposta attendibile ai quesiti.




