Emergenza sepsi: in Italia più vittime dell'infarto
Se venisse chiesto, ad un comune cittadino in possesso di basilari nozioni mediche, di enumerare le principali cause di mortalità precoce nel nostro Paese, probabilmente a nessuno verrebbe in mente di citare la sepsi (o setticemia); patologia piuttosto sconosciuta al grande pubblico e relegata, per lo più, ad un immaginario tropicale o sub-sahariano.
Benché lontana dall'abnorme incidenza fatta registrare ad altre latitudini del Pianeta, l'Italia può tuttavia “vantare” un numero di decessi provocati dalla sepsi e dalle sue complicazioni infettive pari a 60 mila unità all'anno e un'incidenza media superiore a quella di patologie, come l'infarto, che godono di un grado di allerta sanitaria decisamente superiore.

In occasione della Giornata Mondiale dedicata alla sepsi, svoltasi ieri 13 settembre, le autorità predisposte al trattamento della patologia hanno voluto spostare la malattia al centro dell'attenzione mediatica per un giorno e fornire consigli utili ad evitare di cadere vittima della patologia a causa di un suo mancato riconoscimento tempestivo.
La sepsi, la cui incidenza in Europa è stimata intorno ai 400 casi ogni 10 mila abitanti, è infatti una malattia che colpisce soprattutto i cosiddetti soggetti deoli e gli organismi debilitati (anziani, bambini, vittime di altre patologie) e che può portare facilmente al decesso in caso di mancato riconoscimento del quadro sintomatologico di riferimento e di tempestivo intervento medico.
Onde evitare che la patologia espanda il suo, già enorme, raggio d'azione, le autorità sanitarie raccomandano per tanto di prestare la massima attenzione ai campanelli d'allarme provocati dall'infezione, primo tra tutti il persistere di uno stato febbrile elevato (38,5 gradi e oltre) oltre la soglia delle 48 ore e di rivolgersi immediatamente al proprio medico in caso di dubbi relativi all'origine della febbre persistente.
Nella maggioranza dei casi, la somministrazione tempestiva di una terapia antibiotica a domicilio può essere sufficiente a scongiurare i pericoli derivanti da complicazioni ed estensione degli stati infiammatori; tuttavia, esistono numerosi casi in cui il ricovero ospedaliero risulta quasi obbligatorio ed è proprio il medico di riferimento a dover formulare la diagnosi più opportuna non appena viene contattato per chiarire la natura degli stati febbrili.
Con l'avvicinarsi della stagione delle influenze, gli esperti di settore hanno per tanto raccomandato la massima prudenza qualora la febbre dovesse risultare anomala, ribadendo come la mancata conoscenza della sepsi e dei suoi percoli rappresenti una delle principali cause di decesso in Italia, nonostante la patologia risulti piuttosto oscura e difficilmente annoverabile in un'ipotetica “top ten” delle emergenze sanitarie in atto.




