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Eseguito trapianto di fegato da donatore a cuore fermo

15 Set 2015
Eseguito trapianto di fegato da donatore a cuore fermo

Il confine che separa un corpo tenuto in vita artificialmente da uno completamente deceduto è spesso molto sottile, da un punto di vista giuridico e morale, ma su questo stesso discrimine si basa la possibilità di trasformare una tragica scomparsa in una fonte di speranza per i numerosi pazienti in attesa di un trapianto di organi.

Per la prima volta nella storia, tuttavia, un'equipe di medici milanesi è riuscita a spostare l'angusto confine, eseguendo un trapianto di fegato da un donatore in arresto cardiaco; condizione pienamente assimilata al decesso dalla medicina e dunque ritenuta non idonea ad espianti di organi, dato il mancato afflusso sanguigno e la conseguente atrofia degli organi non adeguatamente vascolarizzati.

trapiantofegatoarrestocardaico

L'intervento ha avuto luogo presso l'Ospedale Niguarda di Milano, dove un paziente di 40 anni ha ricevuto un fegato da un donatore in arresto cardiaco, sotto l'attenta supervisione del Centro Nazionale Trapianti, la cui azione ha reso possibile l'opera di espianto mediante alcune tecniche rianimatorie operate post-mortem.

In sostanza, grazie al ricorso ad appositi macchinari adibiti alla circolazione extra-corporea, è risultato possibile mantenere attiva la funzionalità degli orgnai del donatore anche in assenza di battito cardiaco e giungere così ad un espianto mentre il fegato interessato si trovava ancora privo dei danni provocati in condizioni normali dall'arresto cardiaco occorso al donatore.

Secondo gli autori dell'intervento, la possibilità di ricorrere ai sistemi di tipo Ecmo (ExtraCorporeal Membrane Oxygenation) potrebbe entro breve estendere il raggio d'azione dei trapianti, aumentando del 10% il numero degli organi disponibili, grazie appunto ad una particolare macchina, definita “cuore-polmoni” che consente la piena vascolarizzazione dei tessuti anche dopo il decesso.

Realizzato lo scorso 3 settembre, il trapianto di fegato andato in scena presso il Niguarda rappresenta solo la punta di un iceberg di una lungo processo di innovazioni mediche messe in atto nella struttura milanese e il punto di avvio di ulteriori sperimentazioni finalizzate ad aumentare la qualità del servizio sanitario e perfino a spostare quel granitico confine che ha separato per millenni la vita dalla morte sulla base delle funzionalità cardiache.

 

Cinese di Maputo

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