Universitari italiani bocciati per quanto riguarda lo stile di vita
Se la maggior parte dei bambini sogna da fare l'astronauta o l'esploratore, esiste un esiguo numero di giovanissimi che, anziché pensare a stelle e terre selvagge, sceglie di dedicare la propria vita agli altri e di intraprendere un percorso di studi destinato a culminare con una laurea in medicina o chirurgia, punto di inizio di una lunga carriera nel settore medico.
Tanta è l'attenzione riposta verso malati e sofferenti che si finisce spesso, tuttavia, per perdere di vista quella verso sé stessi, almeno stando ai dati emersi da una recente intervista compiuta presso gli studenti universitari delle facoltà di medicina e chirurgia dell'Università Cattolica e dell'Istituto Superiore di Sanità, sempre più dediti ad alcol, sigarette e alimentazione squilibrata.

Il rapido censimento delle abitudini dei nostri studenti universitari ha comportato infatti una completa bocciatura dei ragazzi su tutti i fronti dato che, stando a quanto testimonia il numero campione, il tempo dedicato all'attività fisica è esiguo, le ore trascorse in compagnia dello samrtphone quasi non si contano, le sigarette paiono un vizio difficile da estirpare e la doverosa attenzione verso una dieta ricca di frutta di verdure pare essere venuta meno del tutto.
Se il quadro dipinto dai ricercatori mostra una netta prevalenza di cattive abitudini tra i maschi, le femmine, apparentemente più ligie al dovere, sono invece risultate carenti per quanto riguarda i controlli relativi allo stato di salute dell'apparato riproduttivo, dal momento che tre intervistate su dieci non hanno mai visto un ginecologo in vita loro, se non incontrandolo per sbaglio tra i corridoi della facoltà.
Nel dettaglio, 6 studenti su 10 hanno mostrato di possedere abitudini alimentari palesemente scorrette, 3 su 10 hanno dichiarato di fumare regolarmente, 4 ragazzi su 10 consumano vino e birra con frequenza settimanale e 7 intervistati su 10 trascorrono troppo tempo in compagnia del loro smartphone.
La ricerca condotta su un campione statistico pari a 8516 studenti italiani di età compresa tra i 18 e i 30 anni ha dunque mostrato l'esistenza di un'ampia sacca di vizi difficili da debellare presso i nostri giovani, persino laddove la dedizione verso la salute del prossimo rappresenta il culmine di un percorso iniziato in tenera età e destinato a concludersi nelle corsie d'ospedale o in sala operatoria.



