Aids: in Italia 7 malati su 10 non sanno di averla
Per quanto una diagnosi negativa possa spesso rappresentare la peggiore delle eventualità, convivere con una patologia senza sapere di averla o di esserne portatori sani può essere fonte di ritardi terapeutici e di allarmi sociali, soprattutto per quanto riguarda l'Aids e tutte le malattie dotate di ampio potenziale virale.
A causa di scarsa attenzione e di assurdi pudori che circondano la più temuta tra le malattie, pare infatti che, oltre all'ampio novero di malati “conclamati”, esista un'ampia sacca di soggetti in cui l'Aids si trova ancora in fase latente e non diagnosticata, risultando così una minaccia alla sopravvivenza delle stesse persone colpite e di tutti coloro che intrattengono rapporti intimi con loro.

Stando ai dati di un recente censimento condotto per conto del Centro Operativo Aids(COA) dell’Istituto Superiore di Sanità, sette soggetti colpiti dal virus Hiv su dieci si troverebbero all'oscuro dell'avvenuto contagio e la stima sarebbe cresciuta dal 20% stimato nove anni fa, fino toccare la misura record del 71,5% proprio in virtù di un sostanziale abbassamento della guardia nei confronti di una patologia che si ritiene a torto debellata, ma che si appresta a tornare in auge in numerose aree del Vecchio Continente.
Se i maschi omosessuali restano in vetta alla casistica di contagio, con il 40,9% del totale, è cresciuto a dismisura il numero di malati collocati presso fasce differenti di popolazione e si è ampliato il novero di maschi e femmine eterosessuali (26,3% e 16,9%) che hanno contratto la patologia virale nel corso degli ultimi anni.
I soggetti più colpiti restano tristemente compresi in quella fascia di età giovanile in cui i dettami informativi e l'uso di misure profilattiche faticano a trovare terreno fertile e in cui l'incoscienza si spinge spesso oltre i limiti del consentito.
Anche a fronte dell'ideazione di terapie sempre più efficaci e mirate che hanno consentito un incremento dell'aspettativa di vita significativo, permangono dunque zone d'ombra dove il contagio trova terreno fertile, anche grazie a quell'assunto che ci porta a ritenere una diagnosi funseta alla stregua della peggiore eventualità possibile.



