Influenza, attenzione ad assumere troppi farmaci
Sottovalutando la portata dell'influenza stagionale, un numero crescente di italiani tende ormai a rifuggire gli appositi vaccini, onde evitare complicazioni e assunzione di farmaci, salvo poi tentare maldestramente di chiudere le stalle quando i buoi si sono già dati alla fuga mediante il ricorso a sciroppi, pastiglie e compresse effervescenti effettuato in concomitanza con la prima linea di febbre.
Dal momento che i casi accertati di influenza nel nostro Paese hanno già raggiunto le 400 mila unità e che il picco è previsto, manco a dirlo, per quel periodo festivo che dovrebbe essere, nelle intenzioni, lieto e sereno, i ricercatori facenti capo all'Istituto Superiore di Sanità hanno voluto fornire l'ennesimo vademecum ai soggetti non vaccinati.

In una recente intervista a TgCom24, il dottor Giovanni Rezza, direttore del dipartimento di malattie infettive dell'Iss, ha infatti invitato i soggetti colpiti ad operare una distinzione tra influenza vera e propria e quadri sintomatologici di tipo parainfluenzale, onde evitare di imbottirsi di tutti quei farmaci che potrebbero, alla lunga, rappresentare un inconveniente maggiore rispetto a starnuti e colpi di tosse.
A detta di numerosi esperti, il ricorso al farmaco andrebbe infatti centellinato, soprattutto nel caso degli antipiretici, spesso utilizzati a sproposito quando i rialzi febbrili non sono tali da fare temere per la salute e quando sarebbe meglio che la patologia seguisse il suo corso, portando il nostro sistema immunitario a mettere in atto le difese naturali.
La febbre non è infatti di per sé una patologia, ma il segnale di una risposta messa in atta dal corpo umano di fronte ad un'aggressione virale e, per tanto, necessità di un periodo di degenza compreso tra i 3 e i 5 giorni, utile a giungere a completa guarigione, salvo in caso di eccessivi rialzi.
Invitando dunque a non eccedere con i farmaci e ad armarsi di quella pazienza che sola può lenire i mali di stagione, non resta che sperare che i virus ci risparmiano durante il periodo festivo, prima di doverci trovare costretti a rimpiangere quei vaccini antinfluenzali percepiti come la salvezza delle nostre feste, ma solo col classico senno di poi.



