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Nature: ecco tutti i falsi miti della scienza

23 Dic 2015
Nature: ecco tutti i falsi miti della scienza

A fianco delle numerose bufale che infestano quotidianamente il web con pozioni magiche per guarire dal cancro o diete miracolose concepite per garantire la longevità di Matusalemme, esiste una sottocategoria di falsi miti scientifici, accettati come granitiche verità dalla comunità medica e dall'immaginario collettivo senza che nessuno si sia mai preso la briga di constatare le lacune presenti in teorie o paradigmi di ricerca in vigore per decenni.

Giusto per chiudere l'anno col metaforico botto, la rivista Nature, considerata alla stregua della “Bibbia della ricerca” (giusto per restare in tema di verità assolute) ha voluto portare all'attenzione quelli che sono i miti scientifici più diffusi, sparando a zero su sistemi terapeutici fallaci, come l'omeopatia, ma anche sulla bontà di tesi che vantano sostenitori tra i maggiori luminari della medicina moderna.

naturefalsimiti

Sul fatto che l'omeopatia non abbia mai prodotto effetti tangibili nella cura di nessuna patologia e che la sua fama sia spesso dovuta ad una confusione con la fitoterapia, dotata di tutt'altro spessore, i dubbi residui ormai erano pochi, così come quelli che vorrebbero le vaccinazioni infantili come causa diretta per l'insorgenza dell'autismo o di altre fantomatiche patologie incurabili.

A far discutere, come preannunciato, sarà la presa di posizione di Nature sull'eterna diatriba incentrata su screening e controlli diagnostici in materia di tumori, ritenuti dalla rivista americana non come pratiche in grado di salvare la vita dei pazienti, dal momento che la sottoposizione a controlli regolari non comporterebbe una maggior speranza di guarigione dalla patologia e che una diagnosi precoce non si tradurrebbe in una maggiore aspettativa di vita dei soggetti colpiti.

Premesso che le conclusioni di Nature si basano su particolari tipologie tumorali, come quelle alla tiroide e che devono la loro genesi alla mera base statistica, il pericolo è quello che l'articolo possa venire interpretato come un incentivo per la rinuncia a quei controlli che da soli hanno contribuito a salvare milioni di vtie umane ad ogni latitudine.

Sfatato inoltre i mito che prevede il cervello umano più grande rispetto a quello animale e quello che prevede che lo stesso cervello non possieda cellule la cui natura risulta ascrivibile al sistema immunitario.

Comunque utile a fornire un punto di vista alternativo su molte tesi date per assodate senza troppe ricerche in merito, il decalogo di Nature trova il suo limite nel tentativo di voler sostituire verità granitiche con altre verità granitiche, propendendo per una tesi o per l'altra e giungendo, in alcuni casi, al possibile rischio di diffondere nuovi falsi miti in assenza di evidenze certe.

 

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