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Troppi pesticidi, l'allarme di Legambiente

25 Mar 2016
Troppi pesticidi, l'allarme di Legambiente

Sul fatto che la dicitura “prodotto biologico”, sapientemente apposta un po' ovunque all'interno di un qualunque supermarket, portasse in dote un certo grado di pubblicità ingannevole, il sospetto era ormai venuto a tutti e, in caso ce ne fosse davvero bisogno, un recente rapporto di Legambiente-Emilia Romagna ha offerto il ritratto di una Penisola in cui l'abuso di pesticidi e consimili è ben lungi dal vedere la sua fine.

Stando ai dati raccolti dalla nota associazione ecologista, è risultato infatti che in molte province dell'Emilia Romagna il livello da contaminazione da pesticidi ha raggiunto soglie pericolose per la sopravvivenza delle colture e per la stessa salute umana, andando a raggiungere picchi di insostenibilità nei pressi di Modena e Ferrara, dove l'impiego di diserbanti e pesticidi pare la norma più assoluta, a prescindere da quanto stabilito dalle leggi in vigore.

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A fianco di un utilizzo medio che non assiste affatto all'auspicata decrescita, l'indagine compiuta da Legambiente ha riscontrato tracce di diserbanti vietati da tempo immemore e di altre sostanze proibite, impiegate per rendere i prodotti agricoli esteticamente più attraenti a discapito della loro genuinità e della salute dei consumatori.

Nel novero delle 65 tipologie di principi attivi riscontrati da Legambiente risultano infatti prodotti obsoleti e nocivi, la cui composizione chimica ricorda molto da vicino quella dell'odiato Ddt e dei fasti di un'epoca in cui l'attenzione alla salute del prodotto era un fattore del tutto secondario.

Paradossalmente, il problema pare interessare più i centri urbani che non le aree rurali, dato che la amministrazioni comunali paiono infischiarsene sempre più delle normative vigenti e decidono spesso di impiegare sostanze tossiche per la manutenzione di orti e giardini cittadini.

Secondo gli autori dell'inchiesta, il continuo impiego di sostanze tossiche, come l'Imidacloprid, potrebbe avere serie ripercussioni sulla salute dei soggetti esposti e condurre in direzione della genesi di patologie neurodegenerative, come il morbo di Alzheimer, che stonano decisamente con tutte quelle etichette biologiche apposte nei supermercati e con le solite pubblicità ingannevoli concepite per attirare i consumatori.

 

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