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L'ira potrebbe causare infarti e ictus

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L'ira potrebbe causare infarti e ictus

Sono sereno, anzi zen.

La frase, spesso preceduta da un simpatico cancelletto (#) denominato hashtag, sta rapidamente diventando un tormentone su tutti i principali social networks e si riferisce alle parole pronunciate dall'ormai ex Presidente del Consiglio (invito al cancelletto incluso), non appena appresa la notizia di un suo imminente avvicendamento a Palazzo Chigi.

Senza entrare nel merito delle ragioni e dell'opportunità di tale cambio della guardia (del resto, il tempo e la storia saranno senz'altro giudici più accorti di noi), ci limitiamo a constatare che se la calma olimpica del Presidente uscente non è servita a salvargli carica e poltrona dall'offensiva indetta dal suo compagno di partito, potrà quantomeno porlo al riparo dal rischio di cadere vittima di un attacco di cuore.

L'ira, infatti, oltre ad essere uno dei sette vizi capitali secondo la Chiesa Cattolica, è una delle cause scatenanti di numerose patologie a carico del sistema cardiovascolare ed un sentimento in grado di minare seriamente la nostra salute, aprendo la porta ad infarti e ictus.

Shining

A sostenerlo è un recente studio della Harvard School of Public Health che ha portato alla luce le ripercussioni sul nostro organismo dei repentini attacchi di rabbia che ci colgono nel mezzo di un ingorgo stradale, di fronte ad un cliente incontentabile, in coda al supermercato (sempre quella sbagliata) o semplicemente davanti alla tv dopo ore di dibattiti e scambi di opinione sull'opportunità di essere sereni, anzi zen.

Secondo i ricercatori americani, le persone più inclini a diventare preda della collera e a perdere le staffe di fronte ad ogni minima contrarietà, sono le più soggette ad infarti e ictus in virtù di uno schema che vede l'aumentare delle probabilità di un attacco cardiaco in maniera esponenziale durante l'arco di tempo compreso nelle due ore successive al verificarsi dell'episodio collerico.

Lo studio, pubblicato sull'autorevole European Heart Journal, ha messo in luce il rapporto che intercorre tra la frequenza degli episodi di rabbia quotidiani e la probabilità di incappare in un infarto o un ictus; analizzando un campione statistico di 10000 persone, la presenza di cinque episodi di collera al giorno si tradurrebbero in un numero pari a 158 infarti in più tra soggetti sani, mentre, in caso il soggetto in esame possieda una pregressa storia clinica di problemi cardiaci, il numero degli infarti arriverebbe a salire fino alle 657 unità.

Sostanzialmente, ogni volta che cadiamo preda della rabbia, le nostre probabilità di infarto salgono di cinque volte (quelle di ictus "solamente" di tre) rispetto ad una condizione di calma e la frequenza con cui gli episodi si susseguono, moltiplica le probabilità fino a tradursi in un campanello d'allarme piuttosto significativo.

Il nesso causale tra la rabbia e le patologie non è ancora chiaro, le prime ipotesi avanzate dai ricercatori tenderebbero ad avvalorare la tesi secondo la quale alla base della correlazione vi sia l'improvviso innalzamento della pressione arteriosa dovuto al repentino cambio di umore, ma la strada di ricerca è ancora aperta e ulteriori studi si muoveranno nel solco tracciato dallo studio al fine di istituire un rapporto di natura più empirica e meno statistica

Lo studio condotto dall'equipe capitanata dalla dottoressa Elizabeth Mostofsky mette dunque in luce i pericoli di un'esistenza tormentata, condotta all'insegna della mancanza di autocontrollo e di interiorizzazione; se “i grandi stanno nella tempesta” (come diceva Platone) in preda a liti e pulsioni interiori, pare dunque che siano destinati a starci gran poco.

Dal momento che la calma assoluta è una virtù che appartiene ai santi e a pochi altri eletti, possiamo limitarci a consigliare una corretta gestione delle nostre pulsioni nervose di fronte alle avversità; persino nel caso in cui qualcuno aspiri (a torto o a ragione) ad occupare una posizione sociale che ritenete più consona alle vostre inclinazioni e ai vostri meriti, cercate sempre di rimanere il più possibile sereni. Anzi zen.

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