Premesso che la soglia del dolore è un fattore completamente individuale e che, durante la mia vita, mi è capitato persino di incontrare persone che si recavano dal dentista con un sorriso stampato sulle labbra (evidentemente non un gran bel sorriso, in ogni caso); ritengo tuttavia, che in un'ipotetica scala dei fastidi di tipo doloroso, la carie si collochi ad un livello piuttosto alto.
È doloroso sviluppare la patologia e trovarsi da un giorno all'altro e trovarsi vittima di un fastidio alla bocca che sembra monopolizzare i nostri pensieri; è doloroso tentare di masticare gli alimenti dal lato opposto dell'arcata dentale nella speranza che il problema si risolva da solo (tranquilli, non capita mai!); è doloroso trovarsi con un minuscolo trapano che trivella il nostro smalto dentale mentre la saliva scivola via in ogni direzione ed infine, è doloroso rendersi conto quanto quella mezz'ora scarsa di tormenti sia destinata a ripercuotersi sulla nostra spending review mensile.

Almeno da quando compiamo i quattordici anni di età e cominciamo a renderci conto che i nostri denti non sono indistruttibili, un piccolo angolino del nostro cuore spera ardentemente che qualcuno, da qualche parte del mondo, trovi un sistema indolore per curare le nostre carie, venendo a spezzare quella catena di indecisione e preoccupazione che precede la scelta di prenotare un consulto dentistico.
Beh, pare che questa volta le nostre preghiere siano state esaudite e che, entro i prossimi tre anni, la carie verrà curata senza il consueto ricorso a trapani, anestesie e aspira-saliva, ma semplicemente grazie a minuscole scariche elettriche completamente indolori.
Il metodo è stato brevettato dal King's College di Londra e consiste in una scossa elettrica di bassa intensità che spinge il nostro a ripristinare i livelli naturali di minerali, la cui erosione costituisce il terreno di insorgenza per la carie.
La carie (il cui nome deriva dal latino “careo”, privazione) altro non è, infatti, che una malattia degenerativa del tessuto dentale, nella quale i batteri vanno (letteralmente) a divorare i nostri denti, non appena i normali livelli di minerali presenti sullo smalto si abbassano e le nostre difese naturali vengono a mancare.
Se fino ad oggi pareva impossibile chiudere la proverbiale stalla dopo la fuga dei buoi e l'unica soluzione praticabile consisteva nell'andare a ricostruire in modo artificiale lo smalto eroso, i medici inglesi hanno scoperto che stimolando, mediante una scossa localizzata, le aree della nostra bocca situate in prossimità del dente ferito, il nostro organismo tende ad iniziare una nuova produzione di minerali in grado di contrastare ed eliminare l'inesorabile avanzata batterica.
Il metodo si chiamerà Elettrically Accelereted and Enhanced Remineralization (Eaer) e sarà disponibile, almeno nel Regno Unito, entro i prossimi tre anni, andando gradualmente a sostituire le obsolete e dolorose pratiche tradizionali, per la gioia di tutti i sudditi della regina Elisabetta, tristemente noti per un livello di salute dentale non proprio invidiabile.
Non si sa ancora quando l'Eaer approderà in Italia, ma ci sono ottime prospettive su una rapida conversione al metodo elettrico anche presso i nostri studi dentistici, dettate da esigenze di mercato e dal fatto che l'installazione dell'impianto non dovrebbe risultare particolarmente oneroso.
Attendete dunque con pazienza l'esaudirsi delle vostre preghiere adolescenziali, la strada sembra ormai ampiamente spianata e il terreno in discesa: l'unico problema continua ad essere costituito dalla parcella e, al momento, le scariche elettriche localizzate sul conto in banca pre che non siano ancora al vaglio dei ricercatori.
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