Un po' come un bambino piccolo totalmente privo del basilare senso della misura, il nostro corpo è una macchina piuttosto particolare e difficile da accontentare: non appena andiamo a premiarci con un piccolo piacere quotidiano, il nostro organismo pare non riesca mai a godersi il momento in santa pace e reclama immediatamente la sua nuova razione di gioia, con buona pace del proverbiale “Carpe Diem” e della nostra volontà di cogliere il prezioso attimo.
Gli annali sono pieni di ultime sigarette (non fatelo!), di ultimi caffè, di ultimi cioccolatini, di ultimi bicchieri di vino, di ultimi messaggi spediti a chi ci fa soffrire e di tutte quelle cose dalle quali pensiamo di poterci liberare agevolmente, senza che la nostra volontà abbia prima fatto i conti con le continue richieste del suo coinquilino capriccioso.

Se ogni piacere artificiale comporta dunque un tasso di dipendenza più o meno elevato, a seconda delle reazioni chimiche che si vengono a instaurare nel nostro cervello, non resta dunque, direte voi, che spezzare definitivamente le catene e tentare di trarre le proprie soddisfazioni da tutti quei piaceri completamente naturali e privi di effetti collaterali che provengono da una gita all'aria aperta, da un'ottima cena a base di verdure o dalla beatitudine di poter prendere il sole in totale tranquillità.
Ebbene, no, dimenticatevi anche il sole, perché, secondo quanto sostiene una recentissima ricerca condotta dal Massachussets General Hospital, in sinergia con la Harvard Medical School, anche i raggi solari agirebbero sul nostro corpo come una sorta di droga e indurrebbero il nostro organismo a sviluppare una forte dipendenza di tipo fisico e psicologico.
I ricercatori di Boston sono giunti a questa conclusione conducendo un esperimento su un gruppo di topi che sono stati esposti in modo continuo a radiazioni di tipo UV per un periodo di sei settimane, osservando che, già a partire dai primissimi giorni, il cervello delle cavie cominciava a produrre una quantità rilevante di endorfine (neurotramettitore responsabile della “felicità”, giusto per semplificare) e a generare un inconsueto stato di benessere nei piccoli roditori.
Al termine del periodo preso in esame, tutti i topolini (ormai felicissimi e abbronzatissimi), hanno cominciato a mostrare i sintomi tipici delle crisi di astinenza, non appena la dose quotidiana di raggi UV è stata tolta loro e i i livelli edorfinici hanno cominciato drasticamente a calare.
La capacità dei raggi solare di regolare la nostra produzione di neurotrasmettitori non è un mistero e già da tempo è stato chiarito, da un punto di vista strettamente chimico, il nesso che lega l'esposizione ai raggi UV con la nostra abitudine a provare sentimenti di felicità e tranquillità (il che spiega, in parte, l'anomalo tasso di suicidi nei paesi più freddi), ma la ricerca di Boston compie un ulteriore passo in avanti, andando a specificare il legame di dipendenza che si viene a creare quando l'esposizione è troppo massiva e si ricorre alla tintarella come ad una sorta di anti-depressivo naturale.
Pare dunque che, per un perverso capriccio del destino, tutto ciò che comporta piacere, sia destinato a spalancare le porte della dipendenza e a renderci sempre più vulnerabile la nostra volontà, a causa di un inevitabile nesso tra le nostre emozioni e le reazioni chimiche che si scatenano nel nostro cervello.
Di fronte ad un'ineluttabile e persino troppo umana verità, non resta dunque che chiuderci in casa ed attendere l'arrivo dell'inverno, oppure imparare ad accontentare quel bambino viziato che ospita i nostri pensieri, cercando di centellinare tutti quei piaceri senza i quali non potremmo vivere a piccole dosi; vederete che imparerà a limitare le richieste, così come abbiamo imparato noi, una volta cresciuti.











