La grande abilità del più celebre investigatore di sempre consisteva nella sua innata capacità di fare apparire semplici (persino elementari) tutti quei casi di cronaca nera che si presentavano invece come complicatissimi agli occhi dei comuni mortali, il cui intuito si arrestava di fronte alla selva di indizi, senza riuscire a tracciare un quadro di insieme.
In modo del tutto analogo, anche se decisamente meno suggestivo, il ministro Lorenzin ha recentemente iniziato la sua personale crociata contro la complessa burocrazia medica italiana, con l'intento di rendere elementare quella selva di vincoli, leggine e postille che scoraggiano chiunque voglia approcciarsi al meraviglioso mondo dell'attività fisica.

Animata da uno spirito chiarificatore, la Sherlock Holmes della politica nostrana, ha infatti recentemente deciso di rivedere completamente l'impianto legislativo che regola l'obbligo di certificato medico per le attività sportive e di risparmiare a milioni di Italiani scartoffie e trafile di pratiche.
La riforma ideata dalla Lorenzin si muove lungo la direttrice che regola la distinzione tra le attività di tipo ludico-motorie e quelle di tipo sportivo non agonistiche: per le prime l'obbligo di certificazione medica verrà abolito, mentre la seconda categoria continuerà a fare riferimento alla normativa vigente, entrata in vigore nel febbraio del 1982.
A partire dall'entrata in vigore del decreto Lorenzin, quindi, chiunque decidesse di iscriversi ad un corso di fitness in palestra, ad un corso di danza, di yoga o pilates o volesse praticare una qualunque attività il cui scopo consiste manifestamente nel mantenimento del benessere pscio-fisico verrà esentato dall'obbligo di certificato medico, mentre la certificazione continuerà ad essere richiesta per tutte le attività sportive che risultano affiliate ad un ente riconosciuto dallo Stato (Coni in primis).
Rientrano nella categoria delle attività sportive non agonistiche, pertanto, anche tutte le discipline di tipo parascolastico praticate dai ragazzi al di fuori del normale orario di lezione, i giochi studenteschi ai quali si partecipa a livello nazionale e ogni tipologia di attività che richiede l'affiliazione ad una Federazione sportiva nazionale.
La riforma Lorenzin stabilisce inoltre competenze e limiti degli enti deputati a rilasciare i certificati medici in questione, le tempistiche e la validità dei controlli sanitari (pari ad un anno) e le tipologie di esami clinici necessari ad ottenere la certificazione per una determinata attività.
In sostanza, i certificati verranno rilasciati solo da medici abilitati a farlo in base alle normative sanitarie vigenti, avranno la durata di un anno (trascorso il quale occorrerà sottoporsi a nuovi controlli) e non saranno più frutto di una semplice visita medica, spesso arbitraria, ma di una precisa sequenza di esami stabilita dal Ministero.
Il nuovo quadro sanitario appare dunque chiaro e piuttosto comprensibile, anche se restano alcune problematiche legate alla sua attuazione e ad una futura suddivisione delle competenze che potrebbero portare i vari enti predisposti ad una guerra intestina per conseguire l'agognato lascia-passare ministeriale e possedere dunque una sorta di monopolio locale sulle certificazioni sportive.
Confidiamo comunque che le perplessità vengano fugate da una norma in grado di porsi come univoca in merito e che un giorno, il ministro Lorenzin possa rivolgersi a tutti gli aspiranti sportivi d'Italia con quel celebre “Elementare, Watson” che fece le fortune di Sir Conan Doyle in una lonatana epoca in cui la burocrazia era ancora ben lungi dall'opprimere i suoi cittadini.
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