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Lo zucchero responsabile dell'ipertensione?

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Lo zucchero responsabile dell'ipertensione?

Per quanto diamo per scontato che le vicende legate all'umana giustizia siano per loro stessa natura fallibili, una certa fiducia verso le istituzioni giudiziarie ci consente di vivere un'esistenza serena e priva di traumi: provate ad immaginare, ad esempio, quale sarebbe il vostro stato d'animo nel momento in cui si dovesse scoprire che Charles Manson in realtà coltivava carciofi nel New Jersey e che il Mostro di Rostov era un pacifico apicoltore, tirato in causa per ragioni del tutto oscure.

Un'identica sensazione di stupore avrà probabilmente attanagliato i ricercatori del Saint's Luke Mid American Institute di Kansas City nel momento in cui si sono trovati costretti a scagionare il sale dal suo scomodo ruolo di maggiore imputato nella genesi dell'ipertensione e a dover far ricadere gran parte delle colpe sullo zucchero, più vicino ad un metaforico apicoltore che ad un serial killer, nell'immaginario connesso con i valori della pressione arteriosa.

pressionezucchero

Stando ad uno studio condotto su larga scala, i cui esiti sono riportati sull'American Journal of Cardiology, esisterebbe infatti una stretta correlazione tra l'assunzione di alte quantità di zuccheri e la possibilità di sviluppare la patologia definita come ipertensione, connessione che trova la sua origine causale nella capacità da parte delle sostanze zuccherine di stimolare l'ipotalamo, struttura del sistema nervoso centrale in grado di produrre l'accelerazione del battito cardiaco e l'aumento della pressione arteriosa qualora sottoposta ad eccessive sollecitazioni.

A finire sotto la lente d'ingrandimento del team di ricerca capitanato dal dottor James DiNicolantonio, sono state soprattutto le bevande gassate ad alto contenuto di zuccheri, ree di produrre violenti rialzi della pressione, particolarmente pericolosi per chi soffre di fenomeni ipertensivi e in grado di aumentare il rischio di ictus e di infarto che trova proprio nelle fluttuazioni dei valori massimi il suo terreno d'insorgenza congeniale.

Scagionato dunque il sodio che, seppur non esente da colpe, risulterebbe preferibile alle sue alternative alimentari: secondo i medici americani, i cibi a basso contenuto di sodio sarebbero in realtà una trappola per l'organismo, dal momento che gli scarsi livelli contenuti in determinati alimenti spingerebbero l'utente a consumarne quantità maggiori e a colmare il proprio fabbisogno con porzioni extralarge.

Pare dunque che sia in atto un'autentica rivoluzione nei meccanismi che regolano la nostra comprensione dei fenomeni ipertensivi e che l'accento dei dietologi sia destinato a spostarsi in direzione degli zuccheri, sottolineando che quel “pare” collocato all'inizio della frase non è frutto di incredulità, ma semplicemente l'espressione dell'umana fallibilità e di una storia segnata dalle infinite revisioni dei processi in ambito medico.

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