Ideato un programma in grado di battere l'uomo a poker

09 Gen 2015
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Ideato un programma in grado di battere l'uomo a poker

Sebbene la presenza di fattori emotivi e di variabili tipicamente umane non sia del tutto trascurabile, il gioco degli scacchi è per sua stessa natura un'attività riconducibile ad una complessa serie di calcoli e formule algebriche; per cui, la solenne sconfitta fatta registrare un paio di decenni fa da Garri Kasparov contro un supercomputer, ideato appositamente per eccellere negli scacchi, non aveva turbato più di tanto la concezione dell'umana intelligenza o sconvolto in maniera significativa il rapporto che ci lega ai nostri figliastri tecnologici.

A distanza di qualche anno e di un numero pressoché infinito di evoluzioni cibernetiche, suscita un fragore molto più intenso il fatto che un particolare programma, ideato da un gruppo di ricerca dell'università canadese di Alberta, sia riuscito nell'intento di battere alcuni professionisti di poker nel corso di una partita a Texas Hold'em, attività che prevede l'impiego di capacità fin troppo umane e difficilmente riconducibili ad una semplice struttura matematica.

pokerprogramma

Per la prima volta nella storia, un computer è infatti riuscito ad interiorizzare le complesse strategie che regolano il gioco del poker e ad elaborare una capacità di gioco in grado di aver la meglio di qualsiasi avversario umano, pur non potendo logicamente sfruttare il versante relativo a bluff e simulazioni che rappresenta uno dei tratti distintivi del poker.

Al momento, il super programma ideato dall'equipe di ricerca guidata dal dottor Micheal Bowling riesce ad eccellere solo nell'arte del Texas Hold'em e solo se posto di fronte ad un singolo avversario, ma i programmatori canadesi assicurano che entro breve sarà possibile ampliarne lo spettro d'azione fino a rendere il computer in grado di primeggiare anche in varianti più complesse (come il poker “classico” a 5 carte coperte) e in competizioni che prevedono un numero maggiore di avversari da affrontare simultaneamente.

Tradotto su un versante squisitamente pratico, l'ideazione di un software in grado di eseguire un'attività considerata come “imperfetta” (non riconducibile cioè ad una semplice struttura algebrica) in modo eccellente comporta un enorme progresso legato alla ricerca di un'intelligenza artificiale, sempre più simile a quella umana e apre la strada alla creazione di programmi in grado di cimentarsi con problematiche che prevedono il coinvolgimento di fattori emotivi o attitudinali.

A prescindere da ulteriori sviluppi del software recensito sulla rivista Science, la sola idea di un computer in grado di cimentasi con il poker muta completamente la percezione di quella che chiamiamo comunemente “intelligenza” e ci porta a guardare sotto una luce leggermente differente i nostri figliocci tecnologici, divenuti ormai tanto complessi da no poter più essere definiti semplicemente come calcolatori.

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