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Spotify e antitrust: tutte le grane di Apple Music

Spotify e antitrust: tutte le grane di Apple Music

Entrato nel linguaggio comune in sostituzione del consueto “da che pulpito” e consimili, lo “zero tituli” di Mourinho rappresenta ormai la risposta più gettonata da tutti coloro che ricevono critiche prive di fondamento o si trovano in condizione di dover rispondere ad avversari che incalzano, senza tuttavia possedere la certezza di un futuro successo.

Se non proprio all'insegna di zero tituli, la risposta attraverso la quale Sportify ha risposto a tutte le critiche e le velleità di Apple nel nascente mercato della musica in streaming, ha offerto al colosso di Cupertino la possibilità di riflettere sul reale valore del nemico che si intende sfidare e sulle reali cifre messe in campo da uno dei servizi più amati al mondo.

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Liquidando rapidamente gli attacchi di Apple, i responsabili di Spotify hanno infatti risposto a Tim Cook e sodali ricordando che il loro servizio può vantare oltre 75 milioni di utenti nel mondo, un numero di abbonamenti premium (cioè a pagamento) stimato nel 20% del totale e un incremento annuo di diffusione pari al 100% abbondante; cifre che rendono perfettamente l'idea di quel successo planetario che Apple vorrebbe scalfire attraverso il lancio di un servizio tutto sommato omologo, ma a pagamento.

Come se non bastasse l'astio manifestato da Spotify, anche l'antitrust americana ha deciso di far precipitare una tegola sulla testa dell'ultimo nato in casa Cupertino, aprendo un'indagine formale su Apple Music per presunta violazione delle norme che regolano la libera concorrenza.

Secondo quanto riportato dall'autorevole Financial Times, i procuratori generali degli stati di New York e del Connecticut avrebbero deciso di indagare a fondo sugli accordi di esclusiva stretti da Apple con le maggiori etichette discografiche, al fine di riscontrare la presenza di eventuali illeciti.

Proprio in concomitanza con lo sbarco di Apple nel grande mercato dello streaming, i funzionari americani avrebbero cioè deciso di fare chiarezza in un settore ancora poco regolamentato e scoprire così se i rapporti di esclusiva tra le aziende produttrici dei servizi e le case discografiche violano la basilare regola che prevede la libertà dell'utente di scegliere tra l'offerta che ritiene più conveniente, senza gestione monopolistiche in atto.

Pare dunque che, nonostante proclami e guanti di sfida lanciati in aria come se fossero coriandoli, la nascita di Apple Music non avvenga sotto una luna particolarmente fortunata e che, a meo di rapidi cambi di rotta, l'avventura di Apple nel mondo dello streaming potrebbe anche concludersi con zero tituli.

 

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