Microsoft vende le mappe Bing a Uber: è l'inizio di una partnership?
Per quanto tribunali e apposite corti accusino Google con cadenza quotidiana di aver tratto i propri profitti da una gestione monopolistica del mercato e di aver oscurato la concorrenza secondo modalità non esattamente ortodosse, la verità dei fatti è che, chiunque non si trovi affetto da strane sindromi di tipo autolesionistico, difficilmente mette piede su motori di ricerca alternativi a Big G o consulta Bing con l'intento di condurre un'accurata ricerca organica.
Accortosi finalmente (meglio tardi che mai) di quanto molti rami in casa Microsoft si trovino ad essere irreparabilmente secchi, Satya Nadella, attuale Amministratore Delegato dell'azienda che fu di Bill Gates, ha deciso di sbarazzarsi di tutte quelle divisioni che rappresentano ormai un'inutile onere, funzionalità legata alle Mappe interattive di Bing in primis.

Senza entrare nei dettagli di un accordo per molti versi ancora segreto, Microsoft cederà dunque ad Uber le proprie mappe, con bagaglio di dipendenti al seguito, andando a liberarsi di un fardello che potrebbe invece trasformarsi in un'autentica miniera d'oro per chi vive e prospera proprio in funzione dell'esistenza di mappe interattive.
Ufficialmente annunciata in base alla Ragion di Stato che impone a Microsoft di concentrare ogni energia residua in direzione del nascente Windows 10, la cessione si trova ad essere in realtà come l'ipotetico punto inziale della collaborazione tra due aziende imprigionate nelle reciproche esigenze che vedono Microsoft alle prese con al necessità di snellire il proprio organico e Uber in cerca di legittimazioni tali da consentire ai legislatori di adottare maggior benevolenza nei suoi confronti.
La possibilità di elaborare mappe in modo autonomo, partendo dalla (a dire il vero scarsa) base rappresentata da Bing, consente infatti a Uber di ampliare il proprio servizio al punto da spingere una vasta utenza di pubblico a ritenerlo irrinunciabile, con la speranza che condizioni normative più favorevoli.
Il rapporto di partnership tra Microsoft e Uber potrebbe dunque far nascere un'intesa proficua, magari in grado di condurre proprio Uber in direzione dell'auspicata liberalizzazione e Bing a trasformarsi, un giorno, in una valida alternativa a Google anche presso i soggetti psichicamente sani e non affetti da strane turbe autolesionistiche.





