Il caso Hacking Team e la questione della sicurezza informatica
È opinione piuttosto diffusa che non esista al mondo un posto più sicuro della proverbiale “casa dei ladri”, dal momento che, generalmente, i malintenzionati si tengono alla larga dai loro consimili ed evitano di percorrere strade già battute mille volte da rapinatori più esperti di loro.
Probabilmente sentendosi al sicuro in virtù della loro rinomata capacità di creare software spia che consentono il trafugamento di dati informatici, per scopi governativi e non, il gruppo milanese denominato Hacking Team si dev'essere trovato piuttosto spiazzato di fronte all'attacco ricevuto da un gruppo di hackers che si è beatamente intrufolato all'interno del database del loro sito e ha distribuito alla folla urlante 400 Gigabyte di file riservatissimi come se si trattasse di cioccolatini o della refurtiva di una rapina in banca.

Dall'insolita razzia è emerso che Hacking Team, pur operando completamente all'interno dell'ambito della legalità (è bene sottolinearlo), era riuscito a costruirsi negli anni un archivio di intercettazioni e dati privati dal dubbio utilizzo, e messo la propria tecnologia al servizio di enti provenienti da nazioni inserite all'interno della black list della Nato (un tempo si diceva “stati canaglia”, con meno garbo).
Sostanzialmente, dietro una facciata pulita che aveva portato Hacking Team a collaborare con le forze di polizia e autorità giudiziarie nostrane, si celava un ampio commercio di software adibiti allo spionaggio destinati a mercati in cui i diritti civili vengono continuamente violati (come la Corea del Nord, la Mongolia, il Libano o il Kazhakistan) e con i quali sarebbe opportuno evitare di intrattenere rapporti finalizzati ad ulteriori violazioni informatiche compiute ai danni dei comuni cittadini o dei soggetti considerati come pericolosi dalle dittature locali.
Cercando di impedire ulteriori scandali e di arrestare il flusso di notizie mediatico, Hacking Team ha reso noto, lunedì scorso, che il file rubato e messo a disposizione degli internauti in qualità di free download contiene pericolosissimi virus e che dunque è meglio non scaricarlo e o aprirlo, onde evitare infezioni al pc domestico dalla difficile soluzione.
Pur non potendo confermare o confutare la tesi proposta da Hacking Team, non avendo scaricato il file in questione, è evidente che la scoperta ha immediatamente trovato altri canali di diffusione ed è diventata di dominio pubblico, smascherando così il giro di affari prodotto da un'azienda ideata per operare a stretto contatto con gli enti statali che si occupano di sicurezza e oggi divenuta sommo oggetto di indignazione nazionale per via dei suoi loschi introiti.
Fornire software spia a nazioni prive di diritti si pone infatti ben oltre la semplice questione di opportunità, ma significa aumentare indirettamente quello stesso rischio globale sul quale si intende vigilare, andando a generare un circolo vizioso del tutto simile a quello che sconsiglia ad un malintenzionato di andare a rubare a casa dei ladri.





