WhatsApp introduce il “Mi Piace”
Originariamente concepito come naturale contraltare del pollice rivolto verso il basso, in segno di palese disapprovazione, il “mi piace” è presto divenuto su Facebook l'unico metro di misura in grado di denotare l'apprezzamento espresso nei confronti di una foto o di un post e di renderci tutti molto più benevolenti verso pensieri e parole altrui, a prescindere dall'effettivo gradimento di quanto leggiamo, talvolta ridotto alla semplice piaggeria digitale.
Dal momento che fotografie, selfies e post articolati hanno cominciato a rappresentare la norma assoluta che all'interno di WhatsApp, sistema di messaggistica istantaneo divenuto simile ad un social network in base al corrente utilizzo, l'azienda californiana ha deciso di estendere l'abusatissima opzione che prevede l'apposizione di un pollice in alto anche ai contenuti scambiati via messaggio, andando così a sdoganare ulteriori apprezzamenti e ulteriore piaggeria.

La notizia, ancora in veste ufficiosa, è circolata pochi giorni fa sul sito TalkAndroid (di norma, piuttosto attendibile) e ha preannunciato l'arrivo di una piccola rivoluzione atta a rendere WhatsApp sempre più simile Facebook e sempre meno indipendente dalla “casa madre” alla quale appartiene da un punto di vista legale ed economico.
Oltre all'avvento dell'icona “Mi piace”, WhatsaApp verrà investito da ulteriori novità, decisamente più utili, che prevedono la possibilità di archiviare messaggi in arrivo, destinandoli ad una lettura da effettuarsi in un secondo momento, mediante l'introduzione di un'apposita funzione, già presente all'interno di Messenger, denominata “segna come non letto”.
Dietro l'estensione delle funzionalità presenti su WhatsApp si cela la ormai consueta volontà da parte di Facebook di giungere alla creazione di una sorta di "linguaggio universale", piuttosto simile ad un marchio globale, tramite il quale l'azienda risulta immediatamente associata ad una detrminata funzione o espressione: in tutto questo, non resta che rimpiangere il defunto “non mi piace”; opzione che forse meglio di ogni altra poteva chiarire la natura delle continue ingerenze di Zuckerbeg nei confronti dei suoi partners.





