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Ideate le prime batterie ecologiche al rabarbaro

Ideate le prime batterie ecologiche al rabarbaro

Circa dieci anni fa, la corsa alla riconversione energetica a tutti i costi aveva portato gli Stati Uniti d'America ad effettuare un corposo investimento pubblico in direzione di bio-carburanti e fonti alternative (come il mais), salvo poi scoprire che il gioco non valeva la candela e che per ogni minuscolo corpuscolo di energia ricavato occorreva una piantagione estesa come l'isola di Zanzibar o giù di lì.

Prendendo tutto un po' più con le pinze, la sperimentazione ecologica statunitense ha ripreso la sua normale attività e pare proprio che da un'Idea a Stelle e Strisce sia giunta la possibilità di dare vita alle “batterie del futuro”, ricavate a partire dal rabarbaro e potenzialmente in grado di garantire durate di impiego più che soddisfacenti.

batteriaflussorabarbaro

I ricercatori facenti capo all'Università di Harvard sono infatti riusciti a mettere a punto una particolare batteria elettrica che riesce ad accumulare energia tramite l'impiego di materiali organici e biocompatibili, grazie al ricorso ad alcuni serbatoi esterni che consentono l'erogazione di quantitativi di energia nettamente superiori a quelli messi in atto dalle comuni batterie al litio e consimili.

Sviluppata con il contributo dell'Università di Tor Vergata di Roma e della società Green Energy Storage, titolare del progetto, la batteria biocompatibile al rabarbaro basa cioè il suo funzionamento sulla possibilità di trasformare il carico di energia biochimica prodotto a partire dai materiali impiegati in energia elettrica; operazione resa possibile dalla separazione del corpo della batteria in due distinte sezioni, comprensive (rispettivamente) di un serbatoio in cui vengono accumulate le materie prime e di un copro vero e proprio dove avviene la trasformazione.

A differenza delle tradizionali batterie, il prototipo di Green Energy Storage consente quindi la fruizione di un quantitativo energetico variabile e modellabile, dato che basta aumentare l'ampiezza del serbatoio biochimico per ottenere maggiori quantitativi di energia, invece che attendere l'esaurimento della carica presente nei modelli di tipo tradizionale.

Oltre ai chiari vantaggi in termini ambientali ed economici, un possibile impiego delle batterie al rabarbaro potrebbe dunque garantire una maggiore autonomia per svariati dispositivi, andando così a rinverdire i fasti di quella ricerca di settore che non si è arresa di fronte ai primi insuccessi e ella prime piantagioni sprecate.

 

 

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