Ragazzo indiano compra Google per un minuto
Per quanto tutti noi pensiamo che quanto scriviamo o postiamo sui social network ci appartenga e che nessuno possa privarci dei nostri contenuti senza previa autorizzazione, in realtà nessuno di noi si trova ad essere il titolare del dominio Facebook.com (o Twitter.com), né tanto meno di uno dei miliardi di sotto-domini che compongono il sito, di modo che la nostra presunta proprietà si limita ad un postulato teorico privo di qualunque fondamento legislativo.
Solo un ragazzo indiano, tale Sanmay Ved, è incredibilmente riuscito a rompere per un solo minuto la barriera che separa proprietà e fruizione, riuscendo ad acquistare online l'intero dominio Google.com per una cifra ridicola e potendo a pieno titolo presentarsi agli occhi dei suoi amici come il titolare del Motore di Ricerca più maiuscolo del mondo per sessanta interminabili secondi.

Ovviamente, la compravendita è stata causata da un bug informatico e i responsabili di Google.com non avevano nessuna intenzione di vendere il loro dominio per soli 12 euro all'anno e, altrettanto ovviamente, al ragazzo è stata sottratta la proprietà del sito ed offerta in cambio una lauta ricompensa, condita dalle scuse dell'azienda per l'errore commesso e per quell'eccesso di illusione che avrebbe potuto dare alla testa a chiunque possa sentirsi il padrone del web per un intero minuto.
Di fronte alla generosa ricompensa offerta da Google, pari a 10 mila dollari, Sanmay Ved ha tuttavia deciso di devolvere l'intero ammontare all'organizzazione umanitaria “The Art of Living”, spiegando che il suo acquisto non era stato dettato da esigenze economiche, né dalla pretesa di realizzare enormi guadagni con poca spesa, ma che si trattava di una sorta di trovata goliardica volta a mostrare la vulnerabilità intrinseca alla Rete.
La particolare vicenda occorsa a Sanmay può inoltre vantare un illustre precedente risalente al 2003, quando una dimenticanza impedì a Microsoft di rinnovare le concessioni relative al dominio Hotmail, ponendolo di fatto sul mercato per qualche ora, in attesa che la stessa cosa possa ripetersi un giorno con Facebook e che le espressioni verbali “la mia pagina” o “il mio profilo” assumano un senso decisamente più reale di quanto accada oggi.




