Cina: nasce la più grande fabbrica di animali clonati
Spesso additata come patria delle aberrazioni alimentari per eccellenza e come luogo dove i quadrupedi passano dalle cucce alle tavole con la stessa rapidità con cui i parlamentari nostrani mutano casacca, la Cina ha deciso di spostare l'asticella delle sue infinite possibilità, dando vita alla più grande fabbrica di vitelli clonati presente sul pianeta Terra.
Frutto di una joint venture cinese e coreana, l'allevamento che sorgerà nei pressi di Tjanjin si propone di dare vita ad un numero di esemplari bovini stimato intorno al milione di unità e di impiegare i vitelli frutto di aberrazioni genetiche per migliorare il livello qualitativo delle carni comunemente servite sulle tavole cinesi.

Tralasciando per un attimo l'ambiguo versante etico e il fatto che ormai l'umanità si sia addentrata sempre più su un terreno minato, la fabbrica dei bovini ideata dalla società Boyalife con la collaborazione dell'Istituto di Medicina Molecolare dell'Università di Pechino si propone in realtà di estendere a logiche industriali prassi già in uso nel paese della Muraglia, dato che la clonazione di ovini e bovini per fini alimentari è da tempo realtà.
Ovviamente distante dalle normative europee che vietano la clonazioni degli animali, a seguito del celeberrimo esperimento che diede alla luce la pecora Dolly nel 1996, la pratica in uso in Cina consente un effettivo miglioramento delle carni per usi alimentari, ma si pone al contempo come punto di approdo di una ricerca ancora ricca di incognite e variabili difficili da quantificare, dati i rischi connessi con la genesi artificiale di due animali completamente identici tra loro.
Come se non bastasse, sempre dalla Cina hanno annunciato di voler replicare l'esperimento e di avere in cantiere un allevamento di cani clonati, assicurando tuttavia che i quadrupedi ottenuti non verranno destinati ad utilizzi alimentari, ma verranno impiegati per combattere il narcotraffico e in funzione di compagnia, anche se, si sa, il passaggio dalla cuccia alla tavola è spesso fin troppo rapido.




