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Lavoro minorile: Amnesty International denuncia i colossi hi tech

Lavoro minorile: Amnesty International denuncia i colossi hi tech

Vivere in un mondo globalizzato significa indubbiamente poter aver accesso ai migliori prodotti e alle migliori offerte partorite ad ogni latitudine, ma significa anche, per converso, entrare in possesso di oggetti spesso prodotti ai più remoti angoli della Terra, mediante il ricorso a quel lavoro minorile scacciato secoli fa dall'Occidente e riemerso come una pestilenza in un mercato senza barriere.

Secondo la recente denuncia effettuata dall'organizzazione umanitaria Amnesty International, pare infatti che gli smartphone prodotti e commercializzati dai colossi hi-tech Apple, Samsung e Sony si avvalgano della collaborazione con fornitori che sfruttano  di centinaia di bambini-schiavi, costretti a prelevare manualmente quel cobalto senza il quale il corretto funzionamento dei dispositivi si trasforma in una chimera.

applesamsungsonycobalto

Attraverso la realizzazione e la diffusione di un reportage intitolato “This is what we die for”, presto diventato virale, Amensty International ha voluto portare all'attenzione dei consumatori quanto avviene nella Repubblica democratica del Congo, dove un esercito di bambini viene costretto a turni massacranti all'interno delle miniere di cobalto a fronte di a pagamenti talmente esigui da sfiorare la servitù della gleba.

Secondo l'indagine di Amnesty International, realizzata tra il mese di aprile e quello di maggio del 2015, il fenomeno andrebbe a coinvolgere circa 110 mila lavoratori, distribuiti in differenti miniere del Congo e accomunati da paghe ridicole a da quell'assenza di protezioni che li espone al contatto diretto con il cobalto e all'insorgenza di patologie potenzialmente croniche o mortali.

Lavorare in una miniera di cobalto senza le dovute precauzioni si pone infatti, soprattutto in età minorile, come causa diretta per l'insorgenza di malattie a carico dell'apparato respiratorio, dell'epidermide e di un'insufficienza polmonare destinata ad aggravarsi nel corso degli anni e a dare origine a pericolosissime crisi respiratorie.

Incentrato su interviste, riprese e testimonianze, il reportage trasmesso dalla Bbc ha subito incontrato la risposta ostile delle tre aziende coinvolte, unite nel sostenere che il lavoro minorile non rientra nelle loro logiche produttive e che la scelta dei loro fornitori esula dalla piaga; un po' come se le scuse e le ammissioni fossero ormai divenute una merce tanto rara da non trovarsi nemmeno persino sugli scaffali di un mondo sempre più globale.

 

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