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L'incredibile record di Anna Mei

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Anna Mei Anna Mei

Li chiamano ultracyclers, ciclisti estremi, persone d'acciaio: sono atleti in grado di pedalare per un'intera giornata con la stessa naturalezza con cui la Terra compie il suo quotidiano movimento di rotazione consentendo l'alternanza tra luce e buio all'intero emisfero.

Ventiquattr'ore sono uno standard; la dimensione abituale del nostro ciclo vitale tra il sonno e la veglia; ventiquattr'ore è la cifra con cui misuriamo lo scorrere delle nostre vite giorno dopo giorno; ventiquattr'ore è l'arco di tempo in cui un semplice atleta può essere definito ultracycler e mentre noi mangiamo, viviamo, lavoriamo e talvolta sorridiamo, loro pedalano facendo della bicicletta un'estensione del proprio corpo.

Anna Mei non è solo un'ultracycler, è la migliore.

La quarantaseienne milanese ce l'ha fatta di nuovo, polverizzando ieri ogni precedente record di durata e riuscendo nel compito più arduo che le si presentava davanti: migliorare se stessa.

All'interno del velodromo di Montichiari, in provincia di Brescia, Anna Mei ha corso per attirare l'attenzione su una rara malattia genetica, l'epidermolisi bollosa, e l'ha fatto così rapidamente da diventare solo un raggio di luce, rimasto a Brescia per ventiquattr'ore consecutive incurante del tramonto invernale che si consumava all'esterno della pista.

I 738, 851 km percorsi da Anna Mei (corrispondenti a 2995 giri di pista) fissano un nuovo limite per il mondo dell'Ultracycling e cancellano dagli annali il precedente primato detenuto dalla leggenda americana delle due ruote Seana Hogan (fissato sulla soglia dei 712,2 km), proprio come aveva fatto nel 2011 quando era riuscita ancora una volta a strappare di mano all'atleta statunitense il record di durata in un'interminabile duello a distanza tra le due somme eccellenze planetarie del ciclismo.

Con la sua impresa, Anna ha mostrato al mondo intero di cosa sia capace il nostro corpo se spinto da un rigoroso allenamento e dalla forza di volontà che solo una nobile causa come quella sostenuta dalla ciclista nostrana può animare.

Oggi l'Italia si è svegliata con un nuovo record inserito nel guinness dei primati e con una nuova consapevolezza riguardo una terribile malattia che colpisce un numero limitato di persone (circa 50 su un milione) ma che è talmente crudele da rendere loro difficile vivere una vita serena danneggiando in modo irreparabile i tessuti cutanei e costringendo la pelle a vivere in perenne carenza di collagene e proteine.

All'indomani della sua impresa, Anna Mei non ha affatto intenzione di scendere dalla biciletta per godersi un meritato riposo e dedicarsi alla sua tranquilla professione di mediatore culturale presso una scuola per l'infanzia di Lecco: la campionessa continuerà a pedalare sulla pista di Montichiari con l'intenzione di raggiungere la spaventosa cifra di 1000 km in un'ora.

La sola idea di proseguire nell'attività ciclistica subito dopo aver realizzato un'impresa tanto grande da fa impallidire il concetto stesso di impresa, potrà sembrare assurda soltanto a coloro che non hanno mai chiesto alla terra di fermarsi e sospendere un attimo il suo incessante movimento di rotazione.

       

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