Secondo la Legge di Murphy, celebre serie di paradossi di carattere ironico-scientifico, se una cosa può andare male, state sicuri che sarà così.
Esiste poi un ulteriore corollario alla legge, dedicato a tutti i pendolari del profondo nord Italia, che prevede la presenza di traffico bloccato sull'autostrada A4 in modo del tutto indipendente dall'orario della nostra partenza e dal numero di corsie presenti lungo il manto della “Serenissima” (che di sereno, in realtà ha solo il nome).
Muoversi con regolarità tra le città che si trovano nel perimetro compreso tra Torino e Venezia (con possibilità di proseguire verso Trieste), è un'impresa piuttosto complessa, anche a fronte della recente inaugurazione della Bre-Be-Mi e dell'introduzione della quarta corsia in direzione Milano: sulla A4 le possibilità di non incontrare traffico sono leggermente inferiori a quelle che abbiamo di vincere al Super Enalotto per tredici volte consecutive; meglio farsene una ragione e partire, prima che sia troppo tardi.

E se fosse possibile, un giorno, compiere brevi spostamenti quotidiani in bicicletta e recarci al lavoro (o semplicemente in gita) attraverso le città del nord Italia, in tutta tranquillità e al riparo da camion, tir e automobilisti che scambiano le corsie centrali per un'area di sosta semovente?
La domanda se la sono posti gli ingegneri del Politecnico di Milano (oltre che tutti i pendolari che vivono al di sopra del Po), giungendo alla conclusione che una lunghissima e felicissima pista ciclabile da Torino a Venezia, si può e si deve fare al più presto.
Il progetto degli urbanisti meneghini prevede la creazione della più lunga strada riservata alle biciclette di tutto il sud Europa, che andrebbe a coprire una lunghezza totale di ben 679 km e si snoderebbe tra Torino e Venezia costeggiando, per buona parte, le rive del Po, attraverso un itinerario marcatamente rurale e incentrato su piccoli borghi e città d'arte, ma facilmente raggiungibile a partire da tutti i principali capoluoghi di provincia collocati in prossimità della pianura Padana.
L'immensa pista ciclabile avrebbe dei costi complessivi estremamente contenuti, dal momento che il tragitto andrebbe ad innestarsi su lunghi tratti già esistenti (collocati nei pressi del Po), anche se parzialmente incompleti e scarsamente pubblicizzati; i progettisti stimano che le spese necessarie per realizzare l'intera pista ciclabile sarebbero pari a quelle impiegate per la creazione di soli 3 km di manto autostradale.
Se la pista ciclabile dovesse vedere la luce a beneficiarne sarebbe l'immagine complessiva del nostro Paese che potrebbe (oltre ad abbattere sprechi e a mettere migliaia di automobilisti al riparo da un esaurimento nervoso) tranquillamente spendere questa gigantesca carta in chiave turistica, consentendo di far pendere all'attivo la bilancia delle “importazioni ciclistiche”, anziché limitarsi a constatare come gli appassionati nostrani siano spesso costretti a rifugiarsi nel nord Europa per trovare percorsi e strutture adeguate al loro ideale di soggiorno su due ruote.
Gli urbanisti del Policnico, capitanati dal professor Paolo Pileri, garantiscono sulla fattibilità del progetto in tempi brevi e assicurano che ogni incognita è già stata vagliata nei tre anni precedenti all'ideazione del progetto, mediante sopralluoghi, ricognizioni e scelte degli itinerari che hanno coinvolto attivamente esperti e appassionati.
Con la speranza che un'opera pubblica, finalmente a impatto zero e costi contenuti, possa un giorno vedere la luce, sollevando il morale di ciclisti appassionati e automobilisti pentiti, resta solo da domandarci se gli urbanisti del Poltecnico abbaino vagliato anche tutte le variabili possibili di quella celeberrima Legge di Murphy, della quale il nostro Paese rappresenta spesso un'evidente dimostrazione.
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