Tumori: quasi due milioni di italiani hanno sconfitto il cancro
In caso vi dovesse capitare di sfogliare con una certa frequenza articoli giornalistici o ricerche online che trattano di medicina, vi sarete accorti di come, da qualche anno a questa parte, il cancro sia stato inserito nel novero delle cosiddette “malattie croniche” e di come le categorie diagnostiche siano rapidamente mutate in funzione della nuova strutturazione.
La cronicizzazione dei tumori non è frutto della volontà medica di rivedere quanto stabilito fino ad oggi, né di assimilare il cancro al diabete o alla sindrome del colon irritabile per decreto, ma è la semplice presa di coscienza del fatto che convivere con una diagnosi tumorale per una quantità di anni in grado di spingersi fino ad un'aspettativa di vita “normale” non è più la mera eccezione alla regola.

Solo nel nostro Paese si stima infatti che quasi due milioni di individui abbiano sconfitto il cancro e che si trovino ora a vivere una vita piena e soddisfacente anche a fronte di una minaccia che non può, purtroppo, mai dirsi debellata in via definitiva, anche se la mancata ricomparsa del quadro sintomatologico di riferimento dopo un lasso di tempo specifico (variabile in base al tipo di tumore) può consentire di parlare a pieno titolo di guarigione.
In base alle più recenti statistiche, il 57% dei nostri connazionali che ha ricevuto una diagnosi relativa al cancro è sopravvissuto oltre la fatidica soglia dei cinque anni e un ulteriore 5% convive quotidianamente con una patologia divenuta cronica, ma non più in grado di inficiare la durata della vita del paziente, messo in condizione di tenere sotto controllo il tumore grazie alle più moderne cure e a d uno stile di vita adeguato.
Ad influire positivamente su un fenomeno che sta conoscendo una rapida quanto progressiva espansione vi è la concomitanza di numerosi fattori di tipo medico e culturale che ha prodotto, di apri passo all'ideazione di terapie sempre più efficaci, la genesi di una coscienza sociale incentrata sulla prevenzione e sulla rapida diagnosi.
A salvare gran parte delle vite dei malati è infatti la costante attenzione al versante diagnostico e un crescente rapporto di fiducia tra medico e paziente che ha portato la patologia ad uscire dal ghetto culturale nel quale è rimasta rinchiusa per buona parte del '900, spingendo un numero crescente di soggetti a sottoporsi a controlli di routine in modo talmente tempestivo da dare origine a quella traslazione letteraria che ha portato il cancro dall'essere letale a diventare cronico, in attesa di poterlo sconfiggere per sempre.





