Università: Italia divisa tra test di ammissione e proteste
Per quanto gli adulti tendano a dimenticarsi rapidamente delle preoccupazioni dei più giovani e guardare l'adolescenza come un periodo costellato da rose e fiorellini, la vita degli under 20 può essere densa di insidie, soprattutto in caso abbiate studiato per cinque anni per prepararvi al fatidico test di ammissione per l'università e vi troviate oggi a vedere il vostro futuro deciso da un test della durata di 100 minuti ,senza recupero e lavagna luminosa al seguito.
Nella giornata di oggi l'Italia si trova infatti alle prese con il consueto esercito di studenti intento a misurarsi con i temibili test di ammissione alle facoltà di Medicina e Odontoiatria (test unico), Architettura e Veterinaria, per un totale di circa 70 mila aspiranti, la maggior parte dei quali orientati su medicina (circa 60 mila) per soli 10 mila posti liberi.

Mentre nelle aule va in scena il classico balletto di sudori freddi e palpitazioni che vede protagonisti futuri medici e non, all'esterno degli istituti i comitati studenteschi universitari hanno scelto la giornata di oggi per mettere in scena singolari proteste e presidi contro un'istituzione percepita sempre più appannaggio di interessi privati e ormai aliena dalla dimensione pubblica che aveva ispirato al sua nascita secoli or sono.
Davanti al Ministero dell'Istruzione l'Unione degli Studenti ha infatti organizzato un singolare flash mob per porre l'accento sul crudele sistema di ammissione basato su test che si configurano, a detta dei portavoce della rete, alla stregua di autentiche lotterie, all'interno delle quali la fortuna e la capacità di concentrazione giocano spesso un ruolo di rilievo nella scelta dei candidati e nella selezione della futura classe medica nazionale.
Nel dettaglio, ad finire nel mirino degli studenti è finto un sistema generale che ha consentito alle università di strutturarsi sempre più per “numeri chiusi”; sistema che si è tradotto nella perdita di studenti, scoraggiati dal fallimento ai test e nel conseguente processo che porta l'Italia ad avere un numero di laureati inferiore alla media europea.
Oltre al sopracitato flash mob andranno inoltre in scena presidi studenteschi nelle maggiori città italiane animati dal medesimo spirito di ribellione verso il sistema universitario e dalla medesima volontà di mostrare agli occhi del grande pubblico quanto la giovinezza non sia affatto un'età spensierata e priva di preoccupazioni.




