L'Italia tra i paesi più “vecchi” al mondo
Grazie alla presenza della celeberrima dieta mediterranea, di un clima tendenzialmente piuttosto mite e ad un sistema sanitario di primissimo livello, l'Italia è riuscita ad imporsi, negli ultimi decenni come paese europeo dotato di maggiore aspettativa di vita, secondo nel mondo solo al Giappone e a piccolissime comunità-stato come l'isola di Macao.
Purtroppo, alle statistiche che parlano di Italiani sempre più propensi a rimandare il proprio appuntamento con la morte, non si accompagna un adeguato tasso di natalità infantile e il continuo calo di nascite sta lentamente trasformando il Bel Paese in una sorta di ricovero per la terza età, dove all'erogazione delle pensioni non corrisponde un gettito contributivo adeguato.

A lanciare l'allarme è stata l'Oms, secondo la quale, in caso di mancata inversione di tendenza, l'Italia si troverà presto in possesso di una popolazione costituita da un numero abnorme di over 60 e da pochissimi giovani in grado di fungere da contraltare all'invecchiamento medio presente sul territorio.
Se l'Italia si trova infatti già da ora ad essere uno dei paesi più “anziani” del mondo, seconda solo al sopracitato Giappone, entro il 2050 il fenomeno potrebbe portare i sessantenni e gli ultrasessantenni italiani a raddoppiare la propria presenza, mutando l'assetto sociale, culturale, sanitario e contributivo della Penisola, sempre più sbilanciata verso gli “anta” e sempre più carente nei pressi degli “enti”.
Il progressivo raddoppiamento dei sessantenni su scala globale, che porterà il numero degli over 60 da 900 milioni a 2 miliardi entro il 2050, avrà per tanto, secondo il rapporto dell'Organizzazione Sanitaria Mondiale, effetti maggiori laddove esiste un tasso di natalità deficitario e porterà varie nazioni europee (anche Germania e Portogallo rientrano nella categoria) a dover ridisegnare i parametri delle proprie strutture sanitarie.
Secondo l'opinione di Flavia Bustreo, delegata di Oms, l'Italia si deve infatti preparare ad accogliere la presenza di un numero enorme di utlrasessantenni, andando a mettere in atto specifiche strategie inclusive e terapeutiche per far fronte al cambio generazionale, sempre nella speranza che la nostra proverbiale dieta mediterranea e il clima mite del nostro territorio invoglino i giovani a fare qualche figlio in più.




