Aids, dal Cibio di Trento una nuova arma contro il virus Hiv
L'elemento che rende il virus Hiv alla stregua di un'emergenza sanitaria ostica da debellare, anche a fronte di sistemi di propagazione non proprio agevoli e immediati, risiede nella capacità dell'agente patogeno di disattivare il sistema immunitario dell'organismo ospitante e di renderlo così soggetto ad una serie di infezioni e stati patologici potenzialmente letali.
Giusto per chiudere il cerchio, un'equipe di ricerca facente capo al Centro per la Biologia Integrata (Cibio) di Trento è riuscita a scoprire l'esistenza di un meccanismo di difesa presente nelle nostre cellule che consente di inibire l'infezione virale e di debellare il virus Hiv mediante una risposta del sistema immunitario, impedendo così la sua comune propagazione all'interno dell'organismo umano.

Secondo gli studi del team di ricerca trentino, nel momento stesso in cui il virus Hiv attacca una cellula, la proteina cellulare Serinc5 attende che il virus si sia inoculato per uscire allo scoperto, penetrare nell'agente patogeno e renderlo incapace di proseguire la sua diffusione, sventando così la minaccia infettiva.
Il problema riscontrato fino ad ora consiste nel fatto che l'opera di contenimento messa in atto da Serinc5 non risulta sufficiente ad impedire il diffondersi del virus, per via di particolari mutazioni che hanno portato l'agente patogeno a trovarsi “un passo pù avanti” rispetto alla difesa naturale e a riuscire a sua volta a disattivare la proteina mediante la produzione di un enzima che si lega con al struttura molecolare di Serinc5, riuscendo ad ingannarlo e a passare inosservato.
Andando ad agire sulla struttura intima di Serinc5 risulterebbe possibile tuttavia nascondere la proteina ai metaforici occhi del virus Hiv e lasciare che la componente difensiva riesca a portare a termine il suo attacco prima che il virus riesca a mettere in atto la sua contro-difesa, consentendo così una sorta di distruzione virale condotta dall'interno.
Lo studio trentino pubblicato su Nature rappresenta agli occhi della comunità scientifica mondiale il traguardo di una ricerca durata oltre 20 anni e di un cerchio che pare destinato a chiudersi da dove si era aperto, vale a dire da quello stesso sistema immunitario messo fuori gioco dal virus e dall'impossibilità di comprendere come riattivarlo.



