Tumori: ecco lo stop molecolare che blocca la malattia
Premesso che se tutte le sperimentazioni effettuate in ambito animale avessero dato risultati identici anche sulla specie umana, a quest'ora tumori e malattie infettive apparterrebbero alla sfera dei ricordi, gli esperimenti (spesso dolorosi) compiuti su cavie e consimili rappresentano comunque una forma di speranza in grado di offrire strade e soluzioni alla medicina, soprattutto in campo oncologico.
Proprio da una sperimentazione condotta in ambito animale, giunge in questi giorni la possibilità di poter giungere un giorno ad una cura per svariate forme tumorali, prevalentemente infantili, grazie all'imposizione di uno stop molecolare all'avanzata della massa cancerosa, in grado di garantire i medesimi benefici apportati da interventi chirurgici e chemioterapia, senza tuttavia prevedere gli stessi effetti collaterali.

Una ricerca condotta in collaborazione tra Università La Sapienza e Istituto Pasteur di Roma ha infatti mostrato come risulti possibile condurre alla regressione di masse tumorali localizzate al cervello, al pancreas, al polmone, al seno e alla prostata, andando ad intervenire sulla via di Hedgehog (HH), vale a dire su quel complesso di molecole che provoca la proliferazione abnorme dei tumori implicati e che rappresenta uno dei fattori di crescita del cancro.
In sostanza, i ricercatori romani avrebbero scoperto l'esistenza di un insieme di molecole la cui sovrabbondanza genera una sorta di effetto “domino”, portando il tumore a crescere in modo incontrollato e proliferare a partire da un complesso di molecole definite come poliamine.
Il tentativo di intervenire sul processo e bloccare così il tumore, togliendo alle cellule cancerose le molecole implicate, si è rivelato positivo soprattutto per il caso specifico rappresentato dal meduloblastoma, tumore al cervello infantile dove la via HH rappresenta un fattore di crescita molto più marcato rispetto a situazioni e neoplasie simili.
I risultati esposti sulla rivista Developmental Cell rappresentano quindi una fonte di speranza nella strada che conduce in direzione dell'abbandono della chemioterapia e che passa per una serie di esperimenti effettuati in ambito animale, senza che purtroppo identici risultati sugli esseri umani vengano a corrispondere in modo univoco, almeno fino alla proverbiale "volta buona".



