Vietato l'ingresso a scuola ai bambini non vaccinati?
Anche a fronte di campagne informative ministeriali ed evidenze sanitarie, ogni cittadino italiano resta costituzionalmente libero di decidere per la propria salute e per quella dei propri figli minorenni (salvo in casi estremi di malnutrizione), il che implica, purtroppo, che un genitore persuaso della nocività dei vaccini, della carne o di qualunque altra cosa si senta legittimato a proiettare la propria visione del mondo sulla prole, con esiti spesso catastrofici.
In caso di mancato ricorso alle vaccinazioni, un genitore non mette tuttavia a semplice repentaglio la salute dei propri figli, ma anche quella di tutto l'universo infantile, popolato da amichetti e compagni di banco, con il quale il piccolo entra in contatto, dal momento che non esiste un solo vaccino al mondo che garantisca al 100% l'immunità del soggetto ricevente, esattamente come il ricorso alla pillola anticoncezionale non mette al riparo da una minuscola percentuale di gravidanze indesiderate.

Per far fronte al calo vaccinale in atto, spintosi per alcune tipologie farmaceutiche sotto la soglia dell'85% di copertura, le Regioni hanno recentemente proposto di impedire l'ingresso a scuola di tutti i bimbi non vaccinati, di modo da arrestare sul nascere un eventuale contagio e da rendere, di fatto, le vaccinazioni realmente tassative, dato che mandare i bambini a scuola è un obbligo e non una capriccio.
La proposta consterebbe in realtà in un'estensione delle normative già in vigore che prevedono che un bambino, al momento dell'iscrizione, presenti all'istituto di riferimento il libretto vaccinale, onde portare a conoscenza docenti e responsabili di possibili patologie in corso ed impedire che altri bambini, muniti di un sistema immunitario deficitario, si ammalino a causa del compagno di banco.
In parallelo con la possibile proposta di sanzionare i medici che sconsigliano le vaccinazioni, l'iniziativa delle Regioni potrebbe fare parte di un corposo disegno governativo finalizzato alla ripresa e al rilancio dell'attività vaccinale, messa a dura prova dalla difficoltà di distinguere in Rete i dati sanitari da mere dicerie allarmistiche.
Premesso che a nostro avviso, in caso di cattiva informazione sarebbe più opportuno intervenire su chi diffonde notizie assurde che non su chi le percepisce come vere, magari non trovandosi in possesso degli strumenti necessari a distinguere le fonti, pare comunque che la campagna vaccinale sia destinata a riprendere, cercando strade alternative a quei dati sanitari che hanno purtroppo fallito nella loro evidenza.



