Cancro alla prostata: nuove speranze di sopravvivenza
Per quanto alcune patologie vengano definite incurabili e la guarigione rappresenta purtroppo una semplice chimera, risulta possibile intervenire sull'aspettativa di vita e sulle speranze di sopravvivenza dei pazienti, trasformando le patologie in questione in una sorta di sfondo col quale convivere fino la naturale prolungamento dell'esistenza.
Difficile da curare ed estirpare se diagnosticato oltre le sue fasi iniziali, il tumore alla prostata consente comunque una buona aspettativa di vita a tutti i soggetti colpiti; aspettativa che potrebbe allungarsi ulteriormente grazie alla recentissima ideazione di un farmaco in grado di alleviare il quadro sintomatologico di riferimento e di protrarre la vita dei pazienti fino al suo termine “naturale”, o quasi.

Il medicinale di ultimissima generazione, denominato, olparib, riesce infatti ad aggredire in modo mirato le mutazioni genetiche prodotte dalle più comuni forme di cancro alla prostata, andando a rallentarne la progressione fino ad aumentare le speranze di sopravvivenza dell'88% rispetto alle attuali tempistiche legate al decorso della patologia.
Frutto di una ricerca condotta dall'Institute of Cancer Research di Londra, la nuova molecola è stata testata su un gruppo campione di pazienti affetti da tumore alla prostata incurabile, dimostrando la sua efficacia in 14 casi su 16 in cui i pazienti coinvolti nel test presentavano mutazioni genetiche atte a denotare una repentina crescita della massa tumorale.
In sostanza, laddove risulta impossibile intervenire per via chirurgia o ridurre il cancro in modo definitivo, olparib consente comunque di rallentarne la progressione, mantenendo così sotto controllo il progredire della malattia e mantenendo in vita i pazienti per oltre un anno anche nei casi più gravi, in cui il tumore veniva considerato come terminale e l'aspettativa di vita si trovava ad essere pressoché inesistente.
Lo studio pubblicato sul New England Journal of Medicine offre dunque nuove speranze ai malti di cancro alla prostata e a quel versante della medicina moderna che si occupa di allungare l'aspettativa di vita dei pazienti, magari in attesa di conferire un senso nuovo alla parola guarigione.



