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Sesso chimico: l'ultima frontiera del piacere giovanile In evidenza

06 Nov 2015
Sesso chimico: l'ultima frontiera del piacere giovanile

Se a parole tutti noi ci troviamo ad essere leggendari amatori (e amatrici), capaci di performances sessuali degne di un guinness dei primati o della riscrittura dell'intero Kamasutra, quando ci trasferiamo dall'ambito teorico a quello squisitamente pratico, accade spesso che i normali freni inibitori, le ansie, le timidezze e le paure ridimensionino le nostre pretese, andando a relegare il tutto a quella sfera di “normalità” che rende l'atto tanto piacevole quanto verecondo.

Con l'intento di sciogliere remore e freni inibitori, sempre più giovani si stanno votando in direzione di quell'allarmante fenomeno definito come “chemsex” (sesso chimico) che prevede il ricorso a droghe, stimolanti e psicofarmaci in grado di far saltare gli schemi e di consentire così interminabili maratone all'insegna del sesso sfrenato e della caduta di ogni tabù.

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La pratica, particolarmente in voga in Inghilterra, è stata ideata negli ambienti omosessuali per poi venire rapidamente sdoganata anche presso i giovani eterosessuali e rischia ora di divenire l'ennesima piaga sociale in grado di espandersi dal Regno Unito fino a contagiare l'Europa, grazie ai social networks e all'ampio numero di veicoli mediatici che rendono possibile l'emulazione in tempo reale di fenomeni e tendenze in atto.

Oltre che illegale e pericolosa di per sé, l'assunzione di stupefacenti prevista dal chemsex si ripercuote ovviamente sulla sicurezza del medesimo atto sessuale e rischia di trasformarsi nel mezzo utile a diffondere malattie veneree e gravidanze indesiderate, dato che la perdita di lucidità connessa con la pratica comporta l'abbandono di tutte quelle naturali precauzioni rivolte a mantenere sotto controllo epidemie cliniche e gestazioni non volute.

Giusto per rendere l'idea delle dimensioni di un fenomeno ancora piuttosto sopito al di qua della Manica, i medici inglesi facenti capo alla Nhs Foundation Trust hanno compiuto un'accurata indagine tematica, scoprendo che oltre un quinto del campione statistico censito, pari a 1142 giovani londinesi, aveva praticato sesso chimico negli ultimi 5 anni e che un decimo di loro si era dedicato alle “gioie” del chemsex nel mese immediatamente precedente all'intervista.

Lo studio pubblicato sul British Medical Journal, frutto dell'indagine compiuta, rimanda dunque l'immagine di una nuova frontiera del vizio giovanile estremamente pericolosa e ci porta rimpiangere le ansie e le timidezze che ammantavano l'atto fino a poco fa e persino tutte quelle chiacchiere da bar che ci trasformavano in amatori perfetti senza il bisogno di assumere droghe.

 

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