L'abuso di alcol del papà danneggia il feto del nascituro In evidenza
Per quanto la parità dei sessi (vera o presunta) abbia ormai investito la sfera professionale e domestica delle nostre esistenze, permangono un numero enorme di disparità dettate dalla biologia, in base alle quali, ad esempio, il lungo processo che porta al concepimento prevede un'oretta scarsa di divertimento per i futuri papà e nove mesi di rinunce interminabili per le aspiranti mamme.
Se pensate, tuttavia, che terminata l'ora in questione i maschi possano concedersi il pieno relax e festeggiare allegramente l'inizio di una lunga attesa, una recente ricerca condotta dall’Istituto di biologia cellulare e neurobiologia del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibcn-Cnr) di Roma giunge proprio a rompere le uova dei paniere ai futuri papà, mostrando come un abuso di alcol protratto nel tempo possa danneggiare il feto ed imponendo dunque rinunce ai genitori di sesso maschile ben più durature di quelle messe in atto dalle mamme.

Secondo i ricercatori italiani, infatti, l'esposizione prolungata dei genitori a sostanze alcoliche di varia natura produrrebbe un duplice nefasto effetto sul nascituro, andando ad intaccare il corretto sviluppo del sistema nervoso centrale dei piccoli e incidendo in modo significativo sul fattore denominato Ngf, scoperto da Rita Levi Montalcini; elemento in grado di tutelare e preservare i neuroni di fronte al comune processo di usura.
Tramite un lungo esperimento condotto sulle cavie da laboratorio, nutrite con quantità di alcol paragonabili a quelle assunte da un maschio adulto con la tendenza ad alzare un po' il gomito, è infatti emersa l'inedita capacità da parte delle bevande di andare ad intaccare la conformazione del Dna della prole e di procurare così una serie di danni irreversibili ai pargoli, localizzati essenzialmente nella regione cerebrale.
Gli effetti registrati rimanevano identici anche in caso le cavie si accoppiassero con femmine alle quali il consumo di alcol era stato interdetto, mostrando così in modo univoco come i danni procurati non fossero ascrivibili al ruolo materno e alle ben note problematiche connesse con l'assunzione di alcol in gravidanza.
In sostanza, la ricerca pubblicata sull'autorevole ricerca Addiction Biology, conferma la nuova tendenza medica che vedrebbe un ruolo paritario dei genitori nella trasmissione di determinate problematiche legate a comportamenti individuali e che spinge sempre più in direzione di quell'effettiva parità tra i sessi che prevede un egual numero di rinunce e piccole sofferenze, dolori del parto, al momento, ancora esclusi.




