Fare sesso combatte i calcoli renali meglio delle medicine
A prescindere dall'imbarazzo e dal senso del pudore, risulta evidente a chiunque che, esattamente come accade per ogni altro organo, l'apparato sessuale necessita di utilizzo e manutenzione affinché non vi si annidino pericoli e patologie in grado di minarne alla base le specifiche funzionalità.
Se una normale attività sessuale è in grado di ridurre sensibilmente l'incidenza dei tumori alla prostata e di altre malattie, ora pare che fare sesso sia anche la miglior medicina contro quei calcoli renali che si formano col progredire dell'età e che possono, alla lunga, rendere la minzione alla stregua di un castigo divino.

In base a quanto afferma un recente studio condotto dal Dipartimento di Urologia del Training and Research Hospital di Ankara, pare che avere rapporti sessuali per tre volte alla settimana riesca a facilitare la naturale eliminazione dei calcoli con un'efficacia nettamente superiore a quella prodotta dalla maggior parte dei farmaci in commercio.
La ricerca turca ha preso in esame un campione statistico pari 90 pazienti maschi con alle spalle una pregressa storia clinica segnata da calcoli e infiammazioni, i quali sono stati divisi in tre gruppi e trattati con tre approcci terapeutici differenti, comprendenti, rispettivamente: il ricorso ai farmaci di tipo alfa-litico, la somministrazione di medicinali sintomatologici e l'attività sessuale.
Dopo sole due settimane di osservazione, il gruppo che aveva ricevuto come raccomandazione di consumare almeno tre rapporti sessuali alla settimana vantava condizioni di salute nettamente migliori e un alleviamento del quadro clinico di riferimento che comprendeva il lento scioglimento di tutti quei sassolini che si erano formati nei reni nel corso degli anni.
La spiegazione dello strano fenomeno, descritto sulla rivista Urology, risiede nel fatto che l'attività sessuale comporta un rilassamento della muscolatura interessata, favorito dal rilascio di endorfine, tale da alleviare le tensioni nei pressi dei reni e di giungere allo scioglimento dei calcoli, oltre che di quello, molto più metaforico, del senso di pudore e imbarazzo che ancora avvolge l'atto.




