Lo scrittore irlandese George Bernard Shaw sosteneva, per mezzo di un aforisma destinato a lunghe fortune e svariate interpretazioni, che la gioventù sia un dono destinato a venire sprecato nei giovani.
In effetti, se potessimo tornare ai nostri sedici anni (in caso non li abbiate ancora compiuti saltate pure i primi due paragrafi dell'articolo), la lista delle cose che faremmo in modo diverso, potendo beneficiare dell'iperattività e della salute tipiche dell'adolescenza, unite alla saggezza (a noi piace chiamarla così) acquisita nel corso degli anni, è talmente lunga da poterci tranquillamente tappezzare un autodromo.
Se avessimo ancora sedici anni, in virtù del fatidico “senno di poi” che tutto spiega e tutto chiarisce quando ormai è tardi, probabilmente saremmo meno timorosi nei confronti dell'altro sesso; eviteremmo di idealizzare persone e situazioni in modo assoluto; saremmo più moderati anche nell'eccesso; non ci fasceremmo la testa ad ogni minimo imprevisto; non mancheremmo di rispetto ai nostri genitori con tanta leggerezza ed eviteremmo di saltare la prima colazione.
Già, perché, stando a quanto emerge da una recente ricerca effettuata dal Dipartimento di medicina clinica e salute pubblica della Umea University in Svezia, la diffusa pratica adolescenziale di saltare il primo pasto della giornata potrebbe avere serie ripercussioni sull'organismo in età adulta.
I giovani che, presi da smartphones e amori platonici, non trovano il tempo di effettuare una colazione bilanciata e si alimentano in fretta e furia con qualche dolcetto trovato in dispensa, rischiano infatti di sviluppare negli anni patologie piuttosto serie come il diabete o di aumentare il rischio di obesità.
La ricerca, pubblicata sull'autorevole rivista Public Health Nutrition, si è svolta esaminando le condizioni di salute di 889 soggetti residenti nella città di Umea (qualcuno si domanderà perché non 890, ma questo lo studio non lo spiega) durante due fasi distinte, separate da un arco temporale di 17 anni.
Nel corso della prima fase, svoltasi nel lontano 1981, i soggetti esaminati (allora sedicenni) sono risultati completamente sani, mentre, durante una seconda fase di ricerca tenutasi nel 2008, è risultato che i ragazzini più inclini a saltare la colazione sono andati incontro ad un rischio del 68% superiore di sviluppare la sindrome metabolica rispetto ai loro coetanei correttamente alimentati.
La sindrome metabolica, che altro non è se non la compresenza di numerosi fattori di rischio all'interno del nostro organismo, non è di per sé una patologia, ma è la proverbiale anticamera nella quale diabete, obesità e problemi cardiaci vendono la loro nascita in virtù di un alto tasso di colesterolo, glicemia e indice di massa corporea che vanno appunto a comporre la sindrome stessa.
La ricerca svedese si muove nel solco di una tradizione medica che ha fatto dell'importanza della prima colazione la propria crociata, cercando di sensibilizzare l'opinione pubblica sui numerosi vantaggi che un pasto mattutino sano ed equilibrato hanno sul nostro organismo sia da un punto di vista del fabbisogno energetico, sia in termini di prevenzione di malattie legate all'apparato cardio-vascolare.
Dal momento che avere sedici anni non ci è purtroppo concesso, non ci resta allora che correggere per quanto possibile il nostro stile di vita e cercare di tramandare ai nostri figli e nipoti le certezze acquisite attraverso (poca) sapienza e (molti) acciacchi nel corso degli anni, prima che qualche romanziere irlandese faccia creder loro che la saggezza è sprecata nei saggi.










