Anche in caso non abbiate figli in età scolare, non disponiate di un televisore, vi colleghiate a internet solo per giocare a World of Warcraft e leggiate i quotidiani con la stessa cadenza con cui un raggio di sole scioglie le nevi dell'Antartide, vi sarà risultato pressoché impossibile non notare l'inconsueto traffico urbano e la folla di giovani assiepati agli angoli dei marciapiedi, mentre vi recavate al lavoro stamattina.
Una volta esclusa la possibilità che il trambusto fosse generato dall'imminente uscita dell'Iphone 6, avrete senz'altro dedotto che oggi è il giorno che tanto timore vi incuteva quando l'idea di prendere un brutto voto rappresentava ai vostri occhi la somma fonte di preoccupazione esistenziale.

Milioni di studenti sono infatti rientrati oggi alla loro occupazione primaria e, molti di loro, sono già caduti vittima di quella complessa serie di ansie e timori, la cui incidenza, una volta esclusa la possibilità di una simulazione ad arte, potrebbe in casi estremi riverberarsi sulle condizioni di salute dei giovani organismi e tradursi in un'autentica patologia.
Stando ad un sondaggio svolto dal sito skuola.net su un campione di 2000 studenti italiani, distribuiti in base alla fascia di età e alla corrispondente tipologia di corso scolastico, l'ansia da rientro coinvolgerebbe circa 7 studenti su 10 e 2 giovani su 3 si troverebbero a soffrire di disturbi emotivi difficili da gestire, che comprendono: insonnia (per il 20% dei casi); irrequietezza (17%) e mancanza di appetito (13%)
Oltre al classico spauracchio rappresentato da quei proverbiali compiti delle vacanze che nessuno ai miei tempi si è mai sognato di fare fino in fondo (e a quanto pare, è ancora così), i diffusi malesseri sono scatenati dalla volontà di protrarre il periodo festivo e di evitare il ritorno alla routine, mentre un'esigua percentuale vorrebbe evitare di rivedere un determinato professore (10%) oppure i propri compagni di classe (9,5%).
Dopo aver dipinto un quadro tanto inquietante quanto duraturo dei rientri tra i banchi, skuola.net ha chiesto la consulenza del dottor Pietro Ferrara, pediatra e docente di pediatria presso l'Università Cattolica del sacro Cuore e l'Università Campus bio-medico di Roma, per tracciare un quadro comportamentale utile a debellare i sintomi del disagio psico-somatico senza il ricorso a medicine e a terapie destinate a trasformare un diagio passeggero in una sudditanza farmacologica.
Secondo l'esperto è utile evitare di medicalizzare il fenomeno, dal momento che il quadro sintomatologico è destinato ad alleviarsi nella maggior parte dei casi già dopo le prime ore seguenti al rientro e cercare di distinguere quelle che sono le manifestazioni di un patologia preesistente dalla schiera di sintomi destinata invece a scomparire spontaneamente una volta superato lo scoglio rappresentato dal rientro.
Aggregandoci ai consigli del dottor Ferrara e appellandoci ad un'esperienza comune, invitiamo tutti i genitori a non cadere preda di un'ulteriore ansia e a cercare di non innalzare il livello di conflittualità all'interno delle mura familiari, optando invece per la strada della pazienza, quella stessa virtù che ci ha consentito di uscire indenni dall'imprevisto traffico mattutino odierno senza aggrapparci ai clacson e rimandando le peggiori imprecazioni alla data di uscita dell'Iphone 6.










