Stando a quanto narrano le cronache bibliche, il popolo ebraico deve aver sofferto tanto profondamente per la propria condizione di schiavitù in terra egiziana da trovarsi disposto a guadare le acque del Mar Rosso a nuoto (opzione poi sfumata grazie all'intervento di Mosè), pur di non tornare sotto il giogo del Faraone e sottoporsi nuovamente a tutte le angherie del dispotico sovrano.
Sulla base di quanto riportano i dati esposti in data odierna dal rapporto Pit Salute 2014 del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva, pur in assenza di un Mosè nostrano in grado di agevolare l'esodo, pare che gli Italiani siano in egual misura disposti ad attraversare ogni sorta di liquidità (rigorosamente economica) pur di sfuggire al tremendo giogo della Sanità Pubblica, dove code infinite e ticket onerosi rappresentano due variabili non più tollerabili dagli aspiranti pazienti.

La fotografia della sanità nostrana che emerge dal rapporto annuale del Tribunale per i diritti del malato, narra infatti la triste vicenda di un numero crescente di cittadini italiani disposti a mettere mano al portafoglio pur di evitare i malfunzionamenti di un sistema sanitario che, con oltre 24000 segnalazioni volontarie presentate agli organi competenti durante il 2013, è riuscita a toccare un nuovo triste primato.
Le più che legittime ragioni del diffuso malcontento italiano riguardano principalmente le difficoltà di accesso alle prestazioni sanitarie e le connesse tempistiche di attesa (pari al 58% delle lamentele complessive): tra le segnalazioni effettuate fa infatti capolino una casistica piuttosto inquietante che narra di attese pari a due anni per un intervento al disco, 20 mesi per una semplice visita psichiatrica,14 mesi per una mammografia, 9 mesi per un controllo oculistico e “solo” 7 mesi per una prestazione cardiologia.
Altra piaga che rende la Sanità pubblica un luogo dal quale battere in ritirata è l'importo dei famigerati “ticket”, segnalato dal 21% dei pazienti scontenti come ragione del repentino ripiego verso la strutture di tipo privato: pare infatti che la parcella introdotta con il velato obiettivo di “calmierare i consumi” sia rapidamente diventato un autentico obolo da versare alle casse dello Stato, con modalità e prezzi assolutamente arbitrari che variano in base alla regione di provenienza e la tipo di prestazione ricevuta.
Dal momento che il termine “Spending Review” è ormai diventato il leitmotiv del nuovo corso politico e che si è arrivati a tagliare le spese persino sulla carta destinata alle fotocopiatrici negli uffici pubblici, pur di apparire telegenici e popolari, sarebbe auspicabile che almeno una parte degli introiti generati a partire da forbicine e mannaie varie andasse, per una volta, ad alleggerire le spese sanitarie e a risanare un settore che appare ormai come un autentico Egitto per tutti i malcapitati schiavi di code e di infinite spese, anch' esse piuttosto faraoniche.









