Nonostante i diffusi pregiudizi culturali che prevedono il procrastinarsi di usi e costumi endemici in eterno, stravolgere completamente le usanze di un popolo o di una nazione non è poi un'impresa così lunga e disperata come si pensa e la maggiore riprova è offerta dal rapido cambiamento di costumi avvenuto in Giappone e in Sud Corea, paesi dalla struttura agricola fino al termine della guerra e oggi avanguardie mondiali della tecnologia e dell'educazione digitale.
Se ad Est libri e lezioni scolastiche sono già state ampiamente sostituite da un sistema incentrato sull'elettronica e sull'accesso alla rete (il livello di accesso alla tecnologia dei bambini coreani è superiore rispetto a quello presente nel resto del mondo), l'idea comincia a fare capolino persino da noi, dove ogni cambiamento è accompagnato da trafile burocratiche e rivoluzioni culturali decisamente lente e affannose.

Durante l'annuale salone dedicato all'educazione in corso di svolgimento a Genova, denominato ABCD+Orientamenti, è stato infatti presentato il primo progetto completo e coerente che mira a ridefinire i parametri educativi italiani, sradicando le arcaiche tradizioni scolastiche in favore di una svolta incentrata sull'impiego dei più moderni sistemi di comunicazione e sulla reperibilità di informazioni attraverso la rete.
L'idea proposta da Indire (Istituto nazionale di documentazione, innovazione e ricerca educativa) facente capo al disegno “Avanguardie educative” si fonda sulla volontà di superare il tradizionale approccio scolastico, facendo leva su: utilizzo di tablet al posto dei libri; pause di dieci minuti ogni ora di lezione; video-lezioni in tutte e località (comunità montane, ad esempio) dove raggiungere il proprio posto di lavoro può diventare un problema; laboratori didattici incentrati sulla tecnologia e reperibilità del materiale educativo attraverso la rete.
Se il progetto di Indire potrà fare storcere il naso ai più ferventi sostenitori delle modalità didattiche tradizionali, molte delle innovazioni oggetto del dibattito attuale consentirebbero di ridurre le spese individuali durante un intero ciclo scolastico e di porre l'insegnamento su un piano di maggior funzionalità in vista di un futuro inserimento degli alunni nel mondo del lavoro, dove spesso accade di dover imparare da zero un nuovo linguaggio informatico, a causa di un'obsolescenza scolastica che lascia gran poco spazio alla comprensione e all'utilizzo dei new media.
La possibilità di ricorrere a strumenti comunicativi avanzati favorirà, a detta dei responsabili di Indire, un maggior scambio informativo tra le classi dei vari istituti e potrebbe fungere,un giorno, da “corso d'aggiornamento” in loco per gli insegnanti, costretti a rimanere al passo con le numerose variazioni relative ai programmi didattici che annualmente investono la scuola italiana.
Sicuramente occorrerà un considerevole lasso di tempo (considerato che siamo in Italia) affinché le proposte avanzate a Genova si trasformino in un'effettiva realtà scolastica, ma questo non deve scoraggiare tutti coloro che mirano ad una reale trasformazione delle arcaiche strutture presenti nel nostro Paese: in fondo, se ci sono riusciti i coreani, perché non dovremmo farcela noi?







