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Iphone 6, l'Fbi attacca Apple sulla privacy dei dispositivi

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Iphone 6, l'Fbi attacca Apple sulla privacy dei dispositivi

Nulla come le problematiche connesse con quel complicato (e spesso astratto) concetto che prende il nome di “privacy” definiscono l'ambito della nostra volontà e quello della nostra libertà: se l'idea che ex fidanzate, ex fidanzati, ex compagni di scuola, ex amici ed ex punto e basta vengano a sbirciare sui nostri profili social non ci procura poi tanto fastidio e (anzi) costituisce spesso il movente per una piccola rivincita sull'infelicità procurataci; la sola possibilità che governi ed organizzazioni legate ai servizi segreti possano intercettare le nostre conversazioni e monitorare i nostri spostamenti ci fa dormire con un occhio semi-aperto ogni notte.

L'annosa questione sull'opportunità da parte di organismi deputati alla sicurezza nazionale e inter-statale di accedere a dati appartenenti a privati cittadini si arricchisce in queste ore di un nuovo capitolo, legato alla recente uscita dei dispositivi Iphone 6 e Iphone 6 Plus, talmente inaccessibili da suscitare lo sdegno dell'Fbi e da far invocare all'organo di polizia federale americano un abbassamento dei livelli di protezione previsti dai telefoni in questione.

fbi

Pare infatti che una lunga serie di chiavi protettive renda impossibile a chiunque (Fbi compresa) accedere ai dati contenuti sugli ultimi nati in casa Apple: un complesso sistema di algoritmi ideato per proteggere la privacy degli acquirenti riesce a criptare tutti i contenuti immessi nel dispositivo (e-mail, foto, contatti, messaggi, di testo), vanificando così gli sforzi di accesso al telefono compiuti da esterni e rendendo necessaria, per le Intelligences di tutto il mondo l'ideazione di un nuovo sistema di decodifica, al momento ben lontano dal vedere la luce.

Secondo la guida fornita da Apple occorrerebbero ben cinque anni e mezzo per riuscire a scardinare le protezioni inserite su Iphone 6 e Iphone 6 Plus; lasso temporale che, ovviamente, appare alla stregua di uno scoglio insormontabile per tutte le organizzazioni alle prese con urgenze legate ad ipotetici attacchi terroristici e pericoli da sventare su scala globale.

Proprio l'assoluta inviolabilità dei telefoni di Cupertino ha fatto scattare il direttore dell'Fbi, James Comey, che in una recente conferenza stampa ha violentemente attaccato Apple e imputato al colosso tecnologico la volontà di far vivere una larga fetta di cittadini americani “all'ombra della legge” e in barba alle norme vigenti che stabiliscono la necessità di disporre intercettazioni telefoniche a scopi giudiziari.

Al momento gli amministratori di Apple si sono rifiutati di replicare alle accuse e hanno preferito evitare di commentare la vicenda, lasciando intendere che gli attacchi rivolti dalle autorità saranno destinati a non produrre un seguito nella conformazione dei nuovi dispositivi immessi sul mercato e già venduti a oltre 10 milioni di cittadini nel mondo.

Oltre la facciata delle scaramucce tutte americane, la questione è in realtà piuttosto complessa: è lecito che un ente governativo accusi una ditta produttrice di sistemi antifurto, ad esempio, per aver messo sul mercato chiavistelli e grimaldelli impossibili da scardinare? Dove finisce il confine tra libertà individuale e sicurezza sociale?

Un possibile compromesso, a nostro avviso, potrebbe essere rappresentato dall'obbligo di abbassare il livello di protezione solo su particolari telefoni, a seguito di un'ordinanza giudiziaria che stabilisca la necessità di intercettare le conversazioni di un determinato soggetto sulla base di solide motivazioni, andando così a instaurare una collaborazione tra Apple e Fbi che preveda la decodifica diretta dei codici da parte dell'azienda, solo in caso di disposizioni governative ben precise.

Una soluzione in ottica collaborativa potrebbe dunque consentire all'Fbi di coniugare l'allarme sociale con la privacy individuale, lasciando dormire sogni tranquilli a tutti quei comuni cittadini che si sentono costantemente sotto controllo, benché il loro utilizzo dei moderni dispositivi sia rivolto più ad una rivincita sugli “ex” e le “ex” di turno che non verso un piano per sovvertire l'ordine costituito.

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